Lagarde anticipa l'addio alla Bce: nomine e voto
L'uscita è fissata al 7 febbraio 2027, otto mesi prima della scadenza, tra ipotesi politiche e nuovi vertici
Christine Lagarde lascerà la presidenza della Bce il 7 febbraio 2027, con diversi mesi di anticipo rispetto alla fine naturale del mandato prevista per ottobre.
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Il pacchetto delle nomine
La scelta dei successori coinvolgerà anche altri incarichi dell'istituto. A dicembre terminerà il mandato di Isabel Schnabel, mentre a maggio 2027 scadrà quello di Philip Lane, attuale capo economista della Bce. Per questo, a Bruxelles e nelle capitali europee, le nomine vengono considerate parte di un unico accordo.
La Germania potrebbe sostenere Pablo Hernandez de Cos per la presidenza in cambio dell'affidamento del ruolo di capo economista a un connazionale. Berlino controlla già la Commissione europea, guidata da Ursula von der Leyen, e la Vigilanza bancaria, affidata a Claudia Buch. La Francia, che ha già espresso due presidenti della Bce, valuterebbe invece Klaas Knot e potrebbe puntare su un economista più accomodante per bilanciare la scelta.
Tra i nomi più citati per la successione figurano proprio Knot, ex governatore della banca centrale olandese, e de Cos, oggi alla guida della Banca dei regolamenti internazionali. Sono stati menzionati anche Joachim Nagel, presidente della Bundesbank, e François Villeroy de Galhau, governatore della Banca di Francia, sebbene con possibilità considerate inferiori.
Le candidature per il consiglio
L'uscita di Schnabel ridurrà a due le presenze femminili nel consiglio direttivo della Bce. Da qui l'ipotesi di candidare Nadia Calviño, presidente della Banca europea per gli investimenti, che ha smentito questa possibilità, oppure Agnès Bénassy-Quéré, vicegovernatrice della Banca di Francia, e Laurence Boon, già a capo dell'ufficio studi dell'Ocse. Per la Germania circola anche il nome di Sabine Mauderer, numero due della Bundesbank.
L'Italia ha ottenuto la presidenza dell'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati con Carlo Comporti e dispone già di Piero Cipollone nel consiglio della Bce. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha mantenuto aperta la posizione del governo: «Valuteremo il da farsi».
L'addio prima del voto francese
La partenza anticipata permetterà a Lagarde di non essere più vincolata alla neutralità prevista dal suo incarico durante la campagna per le presidenziali francesi dell'aprile 2027. Il presidente Emmanuel Macron sarà ancora in carica quando si terrà il voto, mentre il suo successore potrebbe trovarsi davanti a un ballottaggio tra Marine Le Pen e Jean-Luc Mélenchon.
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Nel messaggio diffuso dopo l'annuncio, Lagarde ha scritto di lasciare «una Bce pronta per il futuro». La presidente ha ricevuto i ringraziamenti dei vertici della Commissione europea, dell'Eurogruppo, del Consiglio europeo, di Macron e del cancelliere tedesco Friedrich Merz.
Le ipotesi sul futuro ruolo
Lagarde ha spiegato di non poter più restare estranea al dibattito politico francese. «Non posso rimanere neutrale», ha detto, aggiungendo di avere, dopo oltre vent'anni trascorsi tra Bce e Fondo monetario internazionale, elementi da portare nel confronto pubblico.
La sua destinazione resta incerta. Il mese scorso aveva definito una propria candidatura all'Eliseo una scelta «non sarebbe affatto una buona idea». Potrebbe quindi appoggiare un esponente moderato oppure assumere un incarico operativo in un eventuale governo, dopo l'esperienza da ministra delle Finanze tra il 2007 e il 2011.
Un'altra possibilità riguarda la presidenza del Forum economico mondiale. La nomina potrebbe essere discussa entro la fine del 2026, consentendole di arrivare alle riunioni di Davos di gennaio come presidente designata.
Le tensioni sui mercati
Nei giorni scorsi il differenziale tra i titoli di Stato francesi e tedeschi è salito fino a 170 punti base. A pesare sono state anche le parole di Mélenchon sulla cancellazione del debito francese detenuto dalla Bce e la promessa di Le Pen di avviare «una prova di forza» con l'Unione europea.
Lagarde ha evitato di parlare di una crisi specifica dei conti francesi e ha allargato il riferimento ai Paesi con un debito elevato. Ha inoltre assicurato che, davanti a movimenti di mercato ingiustificati e disordinati, l'istituto dispone degli strumenti necessari per intervenire, escludendo però misure mirate a favore di Parigi che potrebbero alimentare le posizioni di Mélenchon.
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