396notizie oggi Scopri i vantaggi
Economia 3 min di lettura1 ora fa

Investimenti, la frenata nazionale mette alla prova l’Emilia-Romagna

La manifattura pesa per il 29% del valore aggiunto regionale, ma export, energia e domanda debole possono rallentare una delle economie più produttive d’Italia.

Il rallentamento degli investimenti previsto in Italia rischia di indebolire anche il sistema produttivo emiliano-romagnolo. Secondo le stime, dopo un aumento del 2,7% nel 2026, nel 2027 la crescita degli investimenti nazionali si fermerà quasi del tutto, allo 0,1%, mentre il Pil passerà dall’1% allo 0,7%.

Offerta del giorno18 ottobre

GioiaPura

-15% su tutto da GioiaPura

Scade tra 74 giorni
*********


La spinta innovativa non basta

In Emilia-Romagna, tuttavia, le imprese mantengono una propensione agli investimenti superiore a quella dei servizi: nel 2026 il saldo tra chi prevede di aumentare la spesa e chi pensa di diminuirla resta positivo. È un elemento di tenuta importante in una fase caratterizzata da prospettive meno favorevoli sul fatturato.

La regione guida la classifica italiana per intensità della ricerca e sviluppo. Nel 2023 ha destinato a questo capitolo 4,1 miliardi di euro, il terzo valore assoluto nazionale, mentre la sola ricerca condotta dalle aziende ha raggiunto l’1,6% del Pil, il doppio della media italiana. Anche l’adozione dell’intelligenza artificiale è più ampia: riguarda il 19,4% delle imprese, contro il 16,4% nazionale. Il valore aggiunto per occupato supera inoltre del 7,5% il dato medio del Paese, con il quarto risultato tra le regioni.


Consumi e territori mostrano crepe

La domanda interna resta però un punto delicato. EY-Parthenon prevede una crescita dei consumi delle famiglie dell’1,1% nel 2026 e dello 0,9% nel 2027, a fronte di un reddito reale disponibile sostanzialmente stabile. Anche l’industria, dopo aver incrementato il valore aggiunto del 7,6% nel 2022 e dell’11,4% nel 2023, dovrebbe limitarsi al +1,4% quest’anno e al +1,7% l’anno prossimo, pur facendo meglio della media italiana.

Le differenze provinciali sono marcate. Tra il 2019 e il 2023 Modena ha fatto segnare un aumento reale del valore aggiunto del 12%, con l’industria responsabile di 5,2 punti, mentre Parma è cresciuta dell’8,3%. Bologna, Modena, Reggio Emilia e Parma producono complessivamente il 67% del Pil regionale. Ferrara, invece, ha perso il 2,5%, con un apporto industriale negativo per due punti; nelle province romagnole la produttività resta al di sotto del livello medio italiano. A Ravenna, nello stesso periodo, l’industria ha contribuito per 2,3 punti all’incremento del valore aggiunto.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.


L’export resta forza e rischio

Il peso della manifattura rappresenta il principale vantaggio competitivo del territorio: genera il 29% del valore aggiunto, nove punti oltre la media nazionale e più di Veneto e Marche. Meccanica, elettronica, comparto alimentare e mezzi di trasporto alimentano filiere che nel 2025 hanno prodotto 84 miliardi di euro di esportazioni, pari a circa il 42% del Pil regionale.

La composizione delle vendite estere evidenzia il ruolo dei macchinari, che valgono il 27% del totale contro il 15% italiano; seguono i mezzi di trasporto con il 15% e l’alimentare con il 14%. La forte esposizione ai mercati esteri rende però la regione sensibile all’andamento della domanda internazionale: il 54% delle esportazioni è diretto nell’Unione europea, rispetto al 51% nazionale, e la Germania mantiene un’importanza decisiva. Dopo il calo del 2,5% registrato nel 2024, nel 2025 le esportazioni emiliano-romagnole sono aumentate soltanto dell’1,3%, contro il +3,3% italiano; il settore alimentare ha contribuito alla ripresa per 0,9 punti.

È questo il quadro emerso dall’analisi di EY-Parthenon illustrata nei giorni scorsi a Reggio Emilia: una struttura industriale capace di investire, innovare e competere sui mercati esteri, ma esposta al costo dell’energia e alla debolezza dei principali sbocchi commerciali. La sfida per l’Emilia-Romagna sarà quindi preservare la solidità delle filiere mentre rallentano consumi e ordini internazionali.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere