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Economia 2 min di lettura4 giorni fa

Finto Messina e voce clonata: il raggiro da 36 milioni a Fideuram

Paolo Molesini è finito nel mirino di una rete internazionale che ha usato WhatsApp e intelligenza artificiale; recuperata all’estero gran parte delle somme uscite da Fideuram.

La trappola è scattata con un messaggio che sembrava arrivare da Carlo Messina e si è chiusa con almeno 36 milioni ancora spariti. Paolo Molesini, ex presidente di Fideuram, è stato raggirato in una vicenda che ha coinvolto bonifici indirizzati soprattutto verso Cina e Hong Kong, prima che parte del denaro venisse intercettata.

Secondo quanto ricostruito dal Corriere della Sera, l’operazione fraudolenta avrebbe potuto lasciare danni ben più pesanti: all’estero, infatti, grazie all’iniziativa degli investigatori e alla collaborazione con la Procura di Milano, è stata recuperata una fetta consistente dei circa 95 milioni usciti dalle casse dell’istituto.


La prima mossa: un messaggio credibile

Tutto sarebbe iniziato a febbraio, quando Molesini, allora ai vertici di Fideuram, ha ricevuto quello che credeva fosse un WhatsApp inviato dal numero di Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa. Nel testo veniva prospettata la necessità di usare la tesoreria di Fideuram per eseguire rapidamente alcuni bonifici, così da non perdere un’occasione di investimento all’estero ritenuta importante per il gruppo.

La richiesta appariva plausibile proprio perché legata a esigenze pratiche che, stando al messaggio falso, avrebbero impedito a Intesa di procedere in autonomia. In questo modo i truffatori hanno costruito una narrazione coerente, abbastanza solida da sembrare autentica a chi la riceveva.


La voce clonata e i bonifici partiti

Alla messinscena digitale se ne è aggiunta un’altra, più sofisticata: un contatto telefonico che sembrava arrivare da Paolo Nastasi, managing partner di A&O Shearman Italia, figura estranea ai fatti e usata inconsapevolmente come intermediario. Molesini lo conosceva già, e la somiglianza della voce avrebbe rafforzato la credibilità dell’intera manovra.

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La spiegazione è nei sistemi di intelligenza artificiale usati per replicare il timbro del professionista. Dopo quel passaggio, i trasferimenti sono partiti davvero e il denaro ha preso la strada dei conti esteri, con una destinazione prevalente tra Cina e Hong Kong.


I soldi recuperati e quelli ancora da rintracciare

L’allarme è scattato soltanto in un secondo momento, quando Fideuram ha attivato i meccanismi di cooperazione bancaria internazionale. Questa rete ha permesso di bloccare e recuperare una parte del denaro, riducendo in modo significativo l’impatto complessivo dell’operazione.

Restano però da rintracciare almeno 36 milioni, confluiti nella conversione in criptovalute. Gli inquirenti stanno lavorando con rogatorie in diversi Paesi per arrivare alle somme prima che vengano trasformate e incassate definitivamente dai responsabili.

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