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Economia 3 min di lettura1 ora fa

Delfin, il nodo dei 12,5%: si prepara un riassetto a sei soci

La scadenza di marzo 2027 riapre il dossier sull’assetto della finanziaria dei Del Vecchio, tra ipotesi di acquisto delle quote e necessità di trovare un accordo unanime

La prospettiva che tre azionisti possano presto spostare le proprie quote in società personali sta spingendo Delfin a valutare una semplificazione dell’azionariato. La finanziaria lussemburghese della famiglia Del Vecchio, titolare di partecipazioni rilevanti in EssilorLuxottica, Mps, Generali, Unicredit e Covivio, dovrà affrontare il passaggio decisivo nel marzo 2027.

Tra le ipotesi sul tavolo c’è anche l’acquisto di una o due partecipazioni da parte della stessa Delfin. Una soluzione di questo tipo ridurrebbe il numero dei soci da otto a sei, ma richiederebbe il consenso di tutti, condizione finora difficile da raggiungere.

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Il futuro delle quote resta il nodo centrale

Con l’arrivo della primavera, Leonardo Maria Del Vecchio, Clemente Del Vecchio e Rocco Basilico potranno trasferire in veicoli societari propri le rispettive partecipazioni del 12,5%. Le azioni così conferite potranno essere utilizzate come garanzia nei confronti delle banche oppure cedute a investitori esterni.

Luca Del Vecchio e Paola Del Vecchio hanno già effettuato un’operazione analoga. La possibilità che anche gli altri tre soci facciano lo stesso alimenta il timore di una progressiva frammentazione della compagine, già resa complessa dalla successione del fondatore di EssilorLuxottica, Leonardo Del Vecchio.


L’ipotesi di liquidare Leonardo Maria

All’interno della famiglia si sarebbe rafforzata anche l’idea di acquistare la quota di Leonardo Maria Del Vecchio, indicato come il socio più esposto sul piano finanziario e maggiormente interessato a ottenere liquidità. A pesare sono state anche le sue recenti dichiarazioni pubbliche, rivolte contro alcuni componenti della famiglia e contro Francesco Milleri, presidente e amministratore delegato di EssilorLuxottica nonché presidente di Delfin.

L’eventuale uscita di uno o più soci potrebbe essere sostenuta dalle risorse disponibili nella finanziaria. Alla liquidità già presente si aggiungeranno infatti più di 600 milioni di euro legati all’operazione con Intesa Sanpaolo. Il patrimonio di partecipazioni garantisce inoltre una significativa capacità di raccolta: Delfin detiene il 32% di EssilorLuxottica, il 17,6% di Mps, il 10% di Generali, il 2,7% di Unicredit e il 28% di Covivio.

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L’accordo su Mps apre uno spiraglio

Un precedente recente potrebbe però favorire il dialogo. In vista dell’assemblea di Mps del 29 ottobre, Delfin ha scelto di sostenere l’Opas di Intesa Sanpaolo, nonostante le difficoltà che in passato hanno impedito una posizione comune tra gli azionisti.

Delfin è oggi il primo socio di Mps con il 17,6%; al termine dell’operazione la partecipazione dovrebbe trasformarsi in una quota del 3,9% di Intesa Sanpaolo. La decisione condivisa rappresenta un segnale di possibile collaborazione, ma non basta ancora a garantire l’intesa necessaria per il riassetto.


Senza unanimità il piano resta fermo

Lo statuto predisposto da Leonardo Del Vecchio impone infatti il voto unanime dei soci per procedere a operazioni di questa portata. Finora tale requisito ha rappresentato uno dei principali ostacoli alla gestione della società e alla distribuzione dei dividendi.

Luca, Clemente e Paola Del Vecchio avrebbero bloccato da circa quattro anni la distribuzione degli utili, aumentando le difficoltà per chi, come Leonardo Maria, avrebbe bisogno di risorse immediate. Saranno i prossimi mesi a chiarire se l’accordo raggiunto su Mps potrà diventare il punto di partenza per una soluzione più ampia.

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