66notizie oggi
Economia 4 min di lettura13 ott

City, 830 milioni sotto esame: il prezzo dello sportwashing

Le accuse della Premier League riaprono il caso dei finanziamenti mascherati, mentre il club continua a muovere cifre enormi tra sponsorizzazioni, stipendi e cessioni.

Il Manchester City arriva alla sfida di Champions League contro il Paris Saint-Germain dopo il netto 3-0 rifilato al Liverpool, ma la partita più delicata si gioca fuori dal campo. La Premier League contesta al club una lunga serie di irregolarità contabili e, se le accuse venissero confermate, il procedimento potrebbe portare a sanzioni molto più severe di una semplice multa.

A rendere il caso particolarmente rilevante sono le somme finite sotto esame: tra il 2009 e il 2018 il City avrebbe indicato come sponsorizzazioni provenienti da Abu Dhabi quasi 950 milioni di sterline, mentre soltanto una parte minore sarebbe riconducibile a contratti effettivi.

Offerta del giorno15 ottobre

Douglas

Fino al -25% su Douglas via app

Scade domani
*******


Il nodo dei finanziamenti mascherati

Secondo il dossier esaminato dalla commissione indipendente della Premier League, su 949,94 milioni di sterline registrati come ricavi commerciali appena 119,25 milioni corrisponderebbero a sponsorizzazioni reali. I restanti 830,69 milioni sarebbero invece stati apporti di capitale presentati sotto una veste diversa, con l’obiettivo di eludere le regole del controllo finanziario.

Il club avrebbe inoltre fatto ricorso a Fordham sport management, società utilizzata per versare direttamente ai calciatori denaro legato ai diritti d’immagine. In questo modo, circa 49,4 milioni di sterline di costi salariali sarebbero rimasti fuori dai bilanci ufficiali e dai controlli, pur essendo sostenuti in sostanza dalla proprietà.

Le norme dell’Uefa stabiliscono che i club possano destinare agli ingaggi e agli ammortamenti una quota non superiore al 70% dei propri ricavi. Nel calcolo non possono rientrare gli aumenti di capitale o i finanziamenti garantiti dagli azionisti. Per questo vengono verificati sia l’autenticità dei contratti commerciali sia la congruità degli importi dichiarati.


La sanzione resta il grande rischio

Un tentativo di accordo economico tra il Manchester City e la Lega inglese non è andato a buon fine. Le indiscrezioni parlavano di un pagamento molto elevato per evitare conseguenze sportive come la penalizzazione in classifica, la revoca dei titoli o la retrocessione.

La Premier League ha scelto invece di proseguire con l’inchiesta. Una soluzione soltanto finanziaria avrebbe infatti potuto provocare la reazione degli altri club, contrari a un esito privo di effetti sul piano sportivo. In precedenza il Chelsea aveva ricevuto una sanzione economica, mentre Everton e Nottingham Forest erano stati penalizzati con una riduzione dei punti.

La gravità delle contestazioni rende però possibile, in caso di conferma, una punizione più pesante per il City, compreso il ritorno in seconda divisione. Nel frattempo, il successo contro il Liverpool ha offerto alla squadra una risposta positiva sul terreno di gioco, mentre dagli spalti i tifosi avversari hanno rivolto ai giocatori cori che li accusavano di essere «colpevoli» e «imbroglioni».


Il progetto politico dietro i club

La vicenda si inserisce nella crescita della presenza dei fondi sovrani del Golfo nel calcio europeo. Il confronto tra Manchester City e Paris Saint-Germain rappresenta bene questo fenomeno: da una parte gli Emirati Arabi Uniti, dall’altra il Qatar, due Paesi che hanno trasformato gli investimenti sportivi in strumenti di visibilità e influenza internazionale.

Il Paris Saint-Germain è controllato dal 2011 da Qatar Sports Investments, fondo riconducibile a Nasser Al-Khelaïfi, considerato vicino all’emiro Tamim bin Hamad Al Thani. Il Manchester City fu invece rilevato nel 2008 da Abu Dhabi United Group for Development and Investment, società degli Emirati Arabi Uniti.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.

Adug fa capo allo sceicco Mansur bin Zayed Al Nahyam e controlla l’81% del Manchester City attraverso City Football Group. Il 18% appartiene a Silver Lake Partners, fondo statunitense specializzato negli investimenti tecnologici e sportivi, mentre l’1% è detenuto da Citic group, consorzio statale cinese.


Una macchina sportiva globale

Queste operazioni vengono spesso ricondotte allo sportwashing, cioè all’uso dello sport per migliorare l’immagine internazionale di Stati e gruppi politici, attenuando l’attenzione sulle loro criticità interne e creando nuove relazioni economiche e diplomatiche.

Amnesty International e Human Rights Watch hanno denunciato, con riferimento a Qatar ed Emirati Arabi Uniti, limitazioni della libertà di espressione, discriminazioni di genere, repressione degli oppositori, sfruttamento dei lavoratori e problemi ambientali. Le critiche non hanno tuttavia fermato l’espansione di City Football Group, che oggi riunisce numerosi club in Europa, Asia e nelle Americhe.

Il prestigio costruito attraverso trofei e campioni richiede investimenti molto consistenti. L’obiettivo contestato alla proprietà del City non sarebbe quindi quello di evitare il fallimento, ma di alimentare la crescita della squadra e del marchio per ottenere risultati sportivi e maggiore influenza internazionale.


I conti più recenti del City

L’ultimo bilancio disponibile descrive una società apparentemente conforme ai parametri finanziari. Nel 2025 il Manchester City ha registrato ricavi per 694,1 milioni di sterline, in diminuzione rispetto ai 715 milioni dell’esercizio precedente, anche a causa dell’eliminazione anticipata dalla Champions League.

I costi del personale, inclusi gli stipendi dei calciatori, hanno superato di poco i 400 milioni di sterline. La cifra resta sotto la soglia del 70% dei ricavi, che in questo caso sarebbe stata pari a 485 milioni.

Le gare di campionato hanno prodotto 75,1 milioni di sterline, con una flessione di 0,5 milioni. I diritti televisivi hanno garantito 278,6 milioni, 16,1 milioni in meno rispetto all’anno precedente, mentre gli altri ricavi commerciali, comprese le sponsorizzazioni, si sono attestati a 340,4 milioni, in calo di 4,3 milioni.

Anche il mercato dei calciatori ha contribuito ai risultati: nel 2025 le cessioni hanno fruttato 95,2 milioni di sterline. È il terzo dato più alto nella storia del club, ma resta lontano dai 139 milioni ottenuti nell’esercizio precedente.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere