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Economia 1 min di lettura2 ore fa

Badanti, il decreto Flussi porta nove richieste maschili su dieci

La Filcams Cgil incrocia i dati di ministero e Inps e segnala irregolarità, sfruttamento e squilibri territoriali.

In Italia quasi nove lavoratori domestici su dieci sono donne, ma le domande per l’ingresso dall’estero riguardano soprattutto uomini. Il dato emerge dall’analisi della Filcams Cgil, che ha confrontato le informazioni del ministero del Lavoro con quelle dell’Inps.

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Il divario tra occupati e richieste

Nel lavoro di cura già presente nel Paese, la componente femminile è largamente maggioritaria: colf e badanti donne rappresentano quasi il 90% del totale. La tendenza si rovescia quando si passa alle richieste presentate attraverso il decreto Flussi.

Secondo il sindacato, circa nove domande su dieci per portare dall’estero personale destinato all’assistenza di anziani e famiglie sono riferite a uomini. Per la Filcams Cgil, il dato mette in luce una distanza tra le necessità effettive del settore e il funzionamento delle quote stabilite per gli ingressi.


Le critiche al sistema delle quote

La confederazione considera il meccanismo «fallimentare» e sostiene che possa favorire il ricorso al lavoro irregolare. A giudizio del sindacato, le distorsioni del sistema aumentano inoltre il rischio di sfruttamento per chi viene impiegato nell’assistenza familiare.

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L’analisi segnala anomalie anche nella provenienza dei lavoratori e nella distribuzione delle richieste tra i diversi territori italiani. Questi squilibri, secondo la Filcams Cgil, rendono meno efficace la risposta alla domanda di personale per la cura domestica e degli anziani.


Le richieste della Filcams Cgil

Per affrontare il problema, il sindacato chiede di superare una gestione basata soltanto su quote e procedure straordinarie. La proposta è creare canali di ingresso stabili, capaci di collegare le esigenze delle famiglie con la disponibilità di lavoratori stranieri.

La Filcams sollecita anche un rafforzamento delle tutele per il personale domestico. L’obiettivo indicato è ridurre l’irregolarità e limitare le condizioni di sfruttamento nel lavoro di cura, attraverso regole più adeguate alla composizione reale del settore.

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