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Economia 3 min di lettura59 min fa

Auto, Parigi e Berlino cambiano rotta: cosa può succedere dal 2035

Francia e Germania chiedono più flessibilità sull’elettrico, carburanti rinnovabili e incentivi riservati ai veicoli con una forte componente europea

Il futuro dell’auto europea potrebbe non essere legato a un’unica tecnologia. Francia e Germania hanno raggiunto un’intesa per rendere più graduale il percorso verso l’elettrico, mantenendo allo stesso tempo gli obiettivi climatici e rafforzando la produzione interna all’Unione. La proposta dovrà però superare il confronto con gli altri Stati membri e con il Parlamento europeo.

La posta in gioco è rilevante: il comparto automobilistico vale tra il 7 e l’8 per cento del prodotto interno lordo europeo e coinvolge 13 milioni di lavoratori, considerando occupazione diretta e indiretta. L’accordo franco-tedesco nasce quindi dal tentativo di conciliare riduzione delle emissioni, competitività industriale e difesa della filiera.

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Emissioni, più tempo per adeguarsi

Il punto centrale riguarda il traguardo fissato per il 2035. Parigi e Berlino propongono una diminuzione effettiva del 90 per cento delle emissioni di CO₂ rispetto al valore di riferimento, lasciando un margine residuo del 10 per cento collegato all’impiego di carburanti rinnovabili nel parco circolante. Questo residuo, secondo l’intesa, non dovrebbe tradursi in obblighi di compensazione per i costruttori.

La proposta introduce anche periodi di calcolo più ampi per valutare le emissioni medie, con riferimento agli anni 2030 e 2031. I crediti maturati esclusivamente nel 2029 potrebbero inoltre essere utilizzati fino a un limite di 7 grammi di CO₂ per chilometro per ciascun produttore. Per i veicoli commerciali leggeri verrebbe applicata una media quinquennale sull’obiettivo del 2025, così da attenuare il passaggio tra diversi cicli produttivi e di misurazione.

Una disciplina specifica è prevista per le ibride ricaricabili. Fino al 1° gennaio 2030 resterebbe il metodo attuale di calcolo, ma con parametri più severi e fondati su dati empirici relativi all’autonomia elettrica e all’utilizzo della batteria; il requisito minimo indicato è di 80 chilometri di percorrenza elettrica. Dal 2030, invece, i parametri dovrebbero essere aggiornati ogni anno sulla base dei consumi e dei comportamenti realmente osservati.


Incentivi soltanto con radici europee

L’intesa apre anche alla possibilità di creare una categoria destinata ai veicoli a emissioni zero alimentati esclusivamente da carburanti rinnovabili e a basse emissioni di carbonio prodotti in Europa. In questo modo, dopo il 2035, potrebbero continuare a essere immatricolate soluzioni diverse dall’elettrico a batteria, purché coerenti con i requisiti ambientali indicati.

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Sul versante industriale sono previsti crediti maggiorati per le automobili elettriche a batteria costruite nell’Unione: il moltiplicatore sarebbe pari a 1,2, mentre salirebbe a 1,4 per i modelli più piccoli. L’impiego di acciaio e alluminio europei a basse emissioni consentirebbe coefficienti ancora più elevati, rispettivamente di 1,3 e 1,5. Il sistema dovrebbe partire nel 2027 e restare operativo anche oltre il 2035.

Tra il 2028 e il 2034 verrebbero introdotti requisiti progressivi sul contenuto prodotto localmente. Aiuti all’acquisto, sostegni pubblici e appalti sarebbero destinati soltanto ai veicoli conformi alle condizioni europee, tra cui una quota minima del 70 per cento di componenti realizzati nell’Unione, esclusa la batteria, oltre a vincoli su accumulatori, materiali catodici e attività di ricerca e sviluppo svolte sul territorio europeo.

Per le flotte aziendali, infine, l’ipotesi è sostituire gli obblighi rigidi con obiettivi nazionali indicativi per la diffusione dei veicoli a zero emissioni e a basse emissioni. Macron ha definito l’intesa un modo per “garantire il futuro del settore automobilistico europeo” mantenendo insieme ambizioni climatiche e capacità produttiva. Friedrich Merz ha parlato di una “buona giornata” per l’industria e l’occupazione in Germania, Francia e nel resto d’Europa.


Il negoziato europeo deve ancora partire

L’accordo non modifica ancora le regole dell’Unione. Prima serviranno il sostegno degli altri Paesi membri e il via libera del Parlamento europeo, quindi il testo dovrà essere definito nel confronto tra le istituzioni comunitarie attraverso il cosiddetto trilogo.

Il negoziato è atteso probabilmente all’inizio del 2027 e dovrebbe riguardare sia la revisione delle norme sulla transizione verso l’elettrico sia le disposizioni sul contenuto europeo inserite nell’Atto per l’accelerazione industriale. Solo al termine di questo percorso la proposta franco-tedesca potrà trasformarsi in una disciplina effettiva.

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