AI e debito, la prova dei mercati: cosa rischiano i portafogli
Giordano Lombardo di Plenisfer Investments SGR esamina tassi, inflazione, debito pubblico e investimenti tecnologici, indicando le possibili ricadute sulle scelte degli investitori.
«Le grandi trasformazioni economiche e tecnologiche oggi in atto continuano a creare opportunità di investimento significative, al contempo aumentando la dispersione tra vincitori e vinti». È la lettura di Giordano Lombardo, fondatore, amministratore delegato e direttore degli investimenti di Plenisfer Investments SGR, secondo cui la gestione attiva e l’assenza di vincoli legati agli indici sono diventate essenziali per affrontare un quadro sempre più diviso tra opportunità e rischi.
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L’intelligenza artificiale cerca conferme
La spinta alla crescita e l’unico potenziale elemento capace di frenare l’inflazione potrebbero arrivare dai guadagni di produttività promessi dall’intelligenza artificiale. Nel frattempo, tuttavia, la costruzione delle infrastrutture necessarie richiede investimenti di dimensioni eccezionali e può alimentare la domanda di capitali, oltre a sostenere le pressioni sui prezzi.
Esiste anche un rischio opposto. Se i rendimenti degli investimenti resteranno modesti rispetto ai trilioni di dollari mobilitati, il settore potrebbe attraversare una fase di forte ridimensionamento. Il precedente delle telecomunicazioni e di Internet negli anni ’90 mostra come una lunga corsa agli investimenti possa produrre, nel tempo, notevoli aumenti di produttività, ma anche una bolla finanziaria e una successiva frenata con effetti recessivi e deflattivi.
Il debito torna al centro
Nel terzo trimestre si è rafforzata la presenza dei cosiddetti “vigilanti dei titoli di Stato”, cioè gli investitori che riducono in modo deciso l’esposizione al debito pubblico quando ritengono che le politiche fiscali non siano sostenibili. Il rendimento dei titoli del Tesoro statunitensi a 10 anni, riferimento per il mercato obbligazionario globale, è rimasto sopra il 5%, mentre le obbligazioni americane a 30 anni hanno perso quasi il 10% nel trimestre.
A spingere verso l’alto i rendimenti hanno contribuito più elementi. L’economia degli Stati Uniti ha mostrato una forza superiore alle attese, mentre i grandi operatori dell’infrastruttura digitale hanno chiesto al mercato una quantità di finanziamenti superiore alle previsioni. Sullo sfondo resta l’espansione dei disavanzi pubblici: negli Stati Uniti, il deficit dello Stato sommato a quello con l’estero ha raggiunto il 10%, un livello record.
La Federal Reserve è davanti a un bivio
Le oscillazioni nelle attese sulle prossime mosse della Federal Reserve hanno reso ancora più instabile il mercato del reddito fisso. La linea rigorosa attribuita a Kevin Warsh, insediatosi tra agosto e settembre con l’obiettivo di riportare l’inflazione al 2%, non ha prodotto l’effetto rassicurante atteso: l’intera curva dei rendimenti si è spostata verso l’alto.
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Gli investitori hanno così incorporato l’ipotesi di tassi ufficiali più elevati nei mesi successivi. Secondo l’analisi di Plenisfer Investments SGR, la banca centrale americana potrebbe privilegiare la tenuta finanziaria del sistema rispetto a una rapida discesa dell’inflazione, considerando la necessità di preservare la solvibilità del debito pubblico e privato. In questo scenario, l’aumento dei prezzi potrebbe restare oltre il 2% per il resto del decennio.
Anche i giganti tecnologici vacillano
La debolezza non ha riguardato soltanto i titoli di Stato. Quasi tutti i principali comparti del reddito fisso hanno chiuso il periodo in territorio negativo, con la sola eccezione del mercato cinese, e la pressione si è estesa alle società tecnologiche più esposte al ricorso al debito.
Oracle rappresenta un caso significativo: dopo aver ampliato in modo aggressivo il proprio indebitamento, la società ha visto il valore delle azioni diminuire di quasi il 50%. Nello stesso trimestre, le sue obbligazioni decennali hanno perso il 10%, mostrando come il rialzo dei costi di finanziamento possa colpire contemporaneamente capitale azionario e debito societario.
Portafogli da ripensare
Per il medio periodo, la prospettiva delineata da Lombardo è quella di tassi d’interesse e inflazione più alti rispetto agli standard del passato. Nel breve termine, invece, i conti pubblici statunitensi ed europei continueranno a esercitare pressione sui titoli obbligazionari e sui relativi rendimenti.
Anche le Borse appaiono legate all’andamento della spesa per le infrastrutture dell’intelligenza artificiale, con il rischio che un rallentamento degli investimenti riduca il sostegno alle valutazioni azionarie. In un contesto simile, Plenisfer Investments SGR indica nella diversificazione, nella selezione attiva e nella limitazione delle concentrazioni imposte dagli indici gli strumenti più adatti per affrontare una crescente distanza tra vincitori e perdenti.
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