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Cultura 3 min di lettura4 giorni fa

Tasse, il peso ricade su pochi: i numeri che cambiano il dibattito

L’analisi di Itinerari previdenziali fotografa una forte concentrazione dell’Irpef tra redditi medio-alti e solleva il tema di salari e servizi pubblici.

“Ci troviamo in un Paese in cui è difficile pensare di poter andare avanti se soltanto una piccola parte della popolazione contribuisce”, ha affermato Alberto Brambilla, presidente di Itinerari previdenziali, richiamando anche il costo collettivo di scuola, sanità e assistenza sociale. Il commento è arrivato durante un convegno al Cnel, organizzato con Cida-Confederazione italiana alti dirigenti e professionalità.


Il conto fiscale pesa su una minoranza

La fotografia complessiva elaborata dall’osservatorio sulle entrate fiscali indica una distribuzione molto concentrata dell’imposta sul reddito. “Il 70% dei contribuenti versa appena il 20% delle imposte dirette, mentre il restante 30% sostiene l’altro 80%”, ha sintetizzato Brambilla.

Un altro dato riguarda chi supera i 35mila euro lordi annui: rappresenta il 19% dei contribuenti, ma copre da solo quasi il 65% del prelievo fiscale complessivo. Per il presidente di Itinerari previdenziali, questi numeri ridimensionano l’idea secondo cui il finanziamento del sistema fiscale ricadrebbe quasi interamente sui lavoratori dipendenti nel loro insieme.


Dipendenti, Irpef concentrata in alto

L’analisi per fasce mostra che il 61,4% dei lavoratori subordinati dichiara un reddito fino a 26mila euro e contribuisce per il 12,64% all’Irpef della categoria. Per chi non supera i 15mila euro, il prelievo viene in larga parte annullato da trattamento integrativo, deduzioni e altre agevolazioni.

La quota principale dell’imposta è invece sostenuta dal 29,96% dei dipendenti con redditi da 29mila euro in su. Ancora più significativa è la posizione del 16,46% che supera i 35mila euro: questo gruppo versa il 63,14% dell’Irpef pagata dai lavoratori subordinati.

Brambilla ha osservato che la politica e il sindacato rappresentano ormai con difficoltà quadri, funzionari e dirigenti, mentre le proposte si concentrano spesso su nuovi sconti fiscali e contributivi per le fasce più basse. A suo giudizio, il quadro statistico mostra però che tali fasce versano già importi molto contenuti.


Pensionati e autonomi, due squilibri diversi

Tra i pensionati, il 66% dichiara fino a 26mila euro lordi all’anno e sostiene il 26,64% dell’Irpef complessiva della categoria. In questo segmento rientrano anche numerose prestazioni assistite, parzialmente o totalmente.

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Il 66,19% dell’imposta viene invece pagato da chi dispone di almeno 29mila euro di reddito. Sopra i 35mila euro, il 16,4% dei pensionati contribuisce per il 49,7% dell’Irpef versata dalla categoria.

Per gli autonomi, il 36,89% dei contribuenti oltre i 35mila euro sostiene l’88,88% dell’imposta dovuta dal comparto. Nel 2024 il gettito Irpef degli autonomi è stato pari a 25,64 miliardi di euro, l’11,86% del totale, a fronte di una platea che rappresenta il 5,12% dei dichiaranti; circa 600mila persone beneficiano inoltre di regimi agevolati.


Flat tax e salari al centro

Secondo Brambilla, la flat tax dovrebbe essere cancellata: oltre ai dubbi di compatibilità costituzionale, a suo parere può favorire l’economia sommersa. Il presidente non nega che i dipendenti siano contribuenti rilevanti, ma considera incompleta la rappresentazione delle tasse come onere quasi esclusivo del lavoro subordinato.

Nel ragionamento dell’osservatorio entra anche la situazione delle retribuzioni. Un sistema contrattuale giudicato datato, più orientato a ottenere agevolazioni che a spingere la produttività, non avrebbe impedito ai salari di perdere terreno durante l’ondata inflazionistica.

Secondo l’Ocse, il potere d’acquisto delle retribuzioni italiane è diminuito del 6,1% rispetto al primo trimestre 2021. Tra le grandi economie avanzate, l’Italia risulta il Paese con la performance peggiore su questo fronte.

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