Tasse, il 19% dei contribuenti sostiene quasi il 65% del conto
I dati dell’Osservatorio sulle entrate fiscali ridimensionano l’idea che il peso dell’Irpef ricada soprattutto sui lavoratori dipendenti.
«Ci troviamo in un Paese in cui è difficile pensare di poter andare avanti se soltanto una piccola parte della popolazione contribuisce», ha osservato Alberto Brambilla, presidente di Itinerari previdenziali. Il riferimento è anche all’ampia rete di prestazioni garantite alla collettività, dalla scuola alla sanità fino all’assistenza sociale.
Salari fermi e pressione crescente
Secondo Brambilla, il dibattito fiscale trascura un altro problema: le retribuzioni italiane non hanno seguito l’aumento dei prezzi. A pesare, nella sua analisi, sono anche regole contrattuali datate e una maggiore attenzione agli incentivi fiscali rispetto alla crescita della produttività.
Le stime dell’Ocse collocano l’Italia all’ultimo posto tra le principali economie avanzate considerate. Nel primo trimestre 2021 il potere d’acquisto degli stipendi era superiore del 6,1% rispetto al livello attuale.
Il peso dell’Irpef cambia volto
Il quadro emerge dall’Osservatorio sulle entrate fiscali, illustrato al Cnel durante un incontro organizzato insieme a Cida-Confederazione italiana alti dirigenti e professionalità. Brambilla ha contestato l’idea secondo cui il prelievo fiscale sarebbe sostenuto quasi interamente dai lavoratori subordinati.
L’analisi evidenzia che il 61,4% dei dipendenti presenta redditi non superiori a 26mila euro e contribuisce per il 12,64% all’Irpef della categoria. Per chi resta entro i 15mila euro, l’imposta viene in larga parte compensata dal trattamento integrativo e da altre detrazioni o agevolazioni.
La quota più consistente del gettito, pari al 79,66%, arriva invece dal 29,96% dei subordinati con almeno 29mila euro di reddito. Ancora più concentrato è il contributo di chi supera i 35mila euro: il 16,46% dei lavoratori versa il 63,14% dell’Irpef riferita alla categoria.
Pensionati e autonomi, dati diversi
Una dinamica analoga riguarda i pensionati. Il 66% dichiara fino a 26mila euro lordi l’anno e copre il 26,64% dell’Irpef complessiva; in questa fascia rientrano molte prestazioni parzialmente o totalmente assistite.
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Il 66,19% del prelievo ricade così sui pensionati con almeno 29mila euro di reddito. Sopra i 35mila euro, il 16,4% dei pensionati sostiene da solo il 49,7% dell’Irpef della categoria.
Tra gli autonomi, invece, il 36,89% dei contribuenti supera la soglia dei 35mila euro e versa l’88,88% dell’imposta dovuta dalla categoria. Nel complesso, il gettito Irpef degli autonomi ammonta a 25,64 miliardi di euro, pari all’11,86% delle entrate del 2024, a fronte di una platea che rappresenta il 5,12% dei contribuenti dichiaranti.
L’Osservatorio segnala inoltre la presenza di circa 600mila autonomi inseriti in regimi fiscali agevolati. Per Brambilla, questo squilibrio rende difficile mantenere nel tempo l’attuale assetto del sistema.
La flat tax resta nel mirino
Brambilla considera comunque necessario eliminare la flat tax. A suo giudizio, la misura presenta possibili criticità sul piano costituzionale e può favorire l’espansione del lavoro non dichiarato.
Il presidente di Itinerari previdenziali ha però ribadito che i numeri non confermano del tutto la convinzione secondo cui a pagare le tasse sarebbero quasi esclusivamente i dipendenti.
Una platea ristretta paga di più
La distribuzione complessiva conferma una forte concentrazione: il 70% dei contribuenti versa circa il 20% delle imposte dirette, mentre il restante 30% sostiene l’80% del totale. In particolare, chi dichiara più di 35mila euro lordi annui rappresenta il 19% dei contribuenti, ma contribuisce per quasi il 65% del gettito fiscale.
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