Rose a Librino, la sfida di Presti: chi curerà il quartiere
Il Roseto di Sant’Agata inaugura un piano per trasformare aiuole e aree verdi attorno alle opere di Fiumara d’Arte, coinvolgendo scuole e residenti.
La vera sfida comincia dopo la cerimonia: una rosa va annaffiata, potata e protetta anche quando i visitatori se ne sono andati. A Librino, periferia meridionale di Catania, Antonio Presti vuole trasformare la manutenzione del verde in un progetto collettivo, collegato alle opere d’arte realizzate nel quartiere negli ultimi vent’anni.
Il primo tassello è il Roseto di Sant’Agata, inaugurato il 30 gennaio. L’obiettivo dichiarato è più ampio: ripulire le aiuole, piantare fiori e costruire una rete di persone capaci di prendersi cura degli spazi comuni. «Dove c’è immondizia pianteremo rose», ha detto Presti davanti alla Porta della Bellezza, ribaltando l’immagine di Librino come luogo segnato soltanto da degrado, criminalità e mafia.
Il roseto mette alla prova il progetto
Il Comune ha messo a disposizione gratuitamente le aree destinate al roseto e ha predisposto illuminazione e collegamenti per l’acqua. Un’intesa di aprile, che amplia il protocollo firmato nel luglio 2024, riguarda anche le superfici vicine alle installazioni: rotatorie, aiuole e altre zone verdi.
In base all’accordo, la Fondazione dovrebbe occuparsi della pulizia e della gestione del verde, anche attraverso la ricerca di sponsor. L’amministrazione comunale manterrà invece un ruolo di supporto tecnico e garantirà gli allacci alle reti. Presti ha sintetizzato il metodo in tre parole: «cura, custodia, partecipazione».
Il piano prevede inoltre la formazione di abitanti del quartiere, con l’ipotesi di affidare la manutenzione a una cooperativa. Al momento, però, non sono stati indicati né l’estensione complessiva dell’intervento, né la quantità di rose previste, né le date per l’ampliamento del roseto. La cooperativa resta quindi un obiettivo ancora da realizzare.
Da periferia a museo aperto
La presenza di Presti a Librino risale a più di due decenni fa. Con TerzOcchio – Meridiani di Luce, artisti e poeti hanno lavorato nelle scuole, mentre gli alunni hanno creato le formelle in terracotta utilizzate per il grande muro che attraversa il quartiere.
Nel 2009 quella parete è diventata la Porta della Bellezza. In seguito sono nate altre installazioni, tra cui il Cantico di Librino, la Porta delle Farfalle e la Porta dei Sogni, oggi parte di MAGMA, il museo a cielo aperto costruito insieme alla comunità.
Il coinvolgimento dei bambini è centrale nel progetto: a loro viene chiesto di lasciare un segno nelle opere, così che negli anni possano riconoscervi il proprio contributo e quello dei figli. Per Presti, la continuità tra generazioni rappresenta una forma di rigenerazione umana che va oltre la semplice riqualificazione estetica.
La proposta dei fiori era stata presentata nel maggio 2025. Il percorso rivolto alle scuole si intitolava «Tu sei bello come un fiore» e comprendeva la richiesta ai vivai di donare piante. Tra le idee figuravano anche una strada dei ciclamini e un viale delle rose.
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Il quartiere nato sulla carta
Librino avrebbe dovuto diventare una città nuova, progettata nel 1970 dallo studio dell’architetto Kenzo Tange su incarico del Comune di Catania. Il piano copriva 420 ettari e immaginava una comunità di 60 mila abitanti, con servizi, percorsi pedonali, una grande infrastruttura verde e un parco di 31 ettari.
L’idea era mettere in relazione costruito e ambiente naturale. La realizzazione, tuttavia, è rimasta parziale: alle abitazioni delle cooperative si sono aggiunti grandi complessi di edilizia popolare, mentre numerose strutture pubbliche non sono mai state completate o non hanno trovato una gestione stabile.
Il Teatro Moncada, affidato negli anni Ottanta e inaugurato più volte, non è mai entrato in funzione. L’ex Palazzo di cemento, recuperato con il nome di Torre Leone, è tornato nelle segnalazioni degli abitanti per questioni strutturali. Sono esempi diversi, ma accomunati dallo stesso problema: costruire un’opera non basta se poi mancano cura e continuità.
I numeri disponibili riguardano l’intero Sesto municipio, che comprende anche altre zone oltre a Librino. Qui abitano 54 mila persone; il 29,1 per cento ha meno di 24 anni, mentre il tasso di occupazione si ferma al 37,2 per cento. Tra i giovani dai 15 ai 29 anni, il 42,9 per cento non studia e non lavora.
Bellezza e bisogni quotidiani
Il nuovo giardino nasce così dentro una realtà in cui l’arte non può sostituire i servizi essenziali. Lo stesso Presti aveva ricordato nel 2023 che le priorità per Librino restano strade, fognature e interventi sociali. Il roseto prova però a collegare la dimensione simbolica delle opere con una necessità concreta: stabilire chi mantiene gli spazi pubblici.
Per la prima volta, inoltre, le undici candelore, i grandi ceri votivi delle corporazioni legati alla festa della patrona di Catania, hanno attraversato Librino. Presti ha letto quel passaggio come «un atto politico», perché anche la devozione può ribadire l’appartenenza del quartiere alla città.
Il paesaggio sarà seguito da un comitato tecnico-scientifico affidato alle architette Tindara Crisafulli e Alessandra Romeo. L’idea è estendere gradualmente il roseto e intervenire attorno alle opere già presenti, una superficie alla volta.
Resta da verificare se il progetto riuscirà a superare la dimensione della festa inaugurale. Le piante avranno bisogno di attenzioni durante tutto l’anno e il coinvolgimento di scuole, famiglie e residenti dovrà tradursi in attività regolari. Solo allora il paragone con Versailles potrà diventare qualcosa di più di un’immagine evocativa.
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