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Cultura 3 min di lettura3 giorni fa

Fisco, il 30% sostiene l’80%: la frattura che divide l’Irpef

L’analisi di Itinerari previdenziali ridimensiona il luogo comune sulle tasse pagate dai dipendenti e mette in luce il peso fiscale concentrato sui redditi più elevati.

«Ci troviamo in un Paese in cui è difficile pensare di poter andare avanti se soltanto una piccola parte della popolazione contribuisce», ha osservato Alberto Brambilla, presidente di Itinerari previdenziali, richiamando anche il costo collettivo di scuola, sanità e assistenza sociale.

Il quadro sintetico illustrato da Brambilla è netto: «Il 70% dei contribuenti versa appena il 20% delle imposte dirette, mentre il restante 30% sostiene l'altro 80%». Nella stessa fascia ristretta, chi supera i 35mila euro lordi annui rappresenta il 19% dei contribuenti e copre da solo quasi il 65% del prelievo complessivo.


Il peso fiscale resta concentrato

La fotografia è contenuta nell’ultimo osservatorio sulle entrate fiscali, presentato al Cnel durante un incontro organizzato insieme a Cida-Confederazione italiana alti dirigenti e professionalità. Secondo Brambilla, il dibattito pubblico tende a descrivere i lavoratori dipendenti come i principali, se non gli unici, contribuenti Irpef, ma la distribuzione dei redditi restituisce una realtà più articolata.

Tra i subordinati, il 61,4% dichiara fino a 26mila euro e contribuisce per il 12,64% all’Irpef della categoria. Per chi resta entro i 15mila euro, il tributo viene in larga misura compensato da Tir, deduzioni e altre agevolazioni. Il carico maggiore ricade invece sul 29,96% con redditi pari o superiori a 29mila euro: in particolare, il 16,46% oltre i 35mila euro versa il 63,14% dell’Irpef pagata dai dipendenti.

L’analisi mette quindi in discussione l’idea che il finanziamento del sistema fiscale dipenda indistintamente dall’intero lavoro subordinato. Brambilla sostiene che il contributo più consistente arrivi soprattutto da quadri, funzionari e dirigenti, gruppi che a suo giudizio ricevono oggi una rappresentanza politica e sindacale insufficiente.


Pensionati e autonomi davanti ai numeri

Anche tra i pensionati il prelievo è distribuito in modo fortemente asimmetrico. Il 66% dispone di un reddito lordo annuo fino a 26mila euro e versa il 26,64% dell’Irpef complessiva della categoria; in questa fascia sono concentrate molte prestazioni parzialmente o interamente assistite.

La quota più ampia delle imposte, pari al 66,19%, è pagata dai pensionati con redditi da 29mila euro in su. Quelli oltre i 35mila euro costituiscono il 16,4% del totale, ma sostengono il 49,7% dell’Irpef versata dai pensionati.

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Per gli autonomi la concentrazione risulta ancora più marcata. Il 36,89% dei contribuenti sopra i 35mila euro produce l’88,88% dell’Irpef della categoria, mentre l’intero lavoro autonomo versa 25,64 miliardi di euro, pari all’11,86% del gettito 2024.

La categoria rappresenta soltanto il 5,12% dei contribuenti dichiaranti e comprende circa 600mila persone che beneficiano di regimi fiscali agevolati. Per l’osservatorio, questi dati descrivono un equilibrio difficile da mantenere nel tempo.


Flat tax e salari, il nodo aperto

Brambilla considera necessario eliminare la flat tax, che ritiene esposta anche a problemi di compatibilità costituzionale e capace di favorire l’economia sommersa. La sua valutazione, però, non coincide con la tesi secondo cui il conto delle imposte ricadrebbe quasi interamente sui dipendenti: le statistiche, spiega, confermano solo in parte questa rappresentazione.

Un altro elemento richiamato nell’analisi riguarda le retribuzioni. Il sistema della contrattazione, giudicato datato e più orientato a ottenere vantaggi fiscali che a spingere la produttività, non avrebbe impedito la perdita di potere d’acquisto provocata dall’inflazione degli ultimi anni.

Secondo i dati Ocse citati da Brambilla, l’Italia registra la performance peggiore tra le principali economie avanzate: rispetto al primo trimestre 2021, il potere d’acquisto degli stipendi italiani è diminuito del 6,1%. Il tema fiscale, dunque, si intreccia con quello dei salari e con la sostenibilità dei servizi pubblici finanziati dalla collettività.

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