Varese, l’ultima foto insieme tre giorni prima dell’omicidio
Marco Panichi è accusato della morte della compagna colombiana: dopo il rientro ad Avezzano si è presentato ai carabinieri sostenendo di aver reagito a un’aggressione.
Il 19 ottobre Marco Panichi aveva pubblicato sui social un’immagine in cui stringeva a sé la compagna. Tre giorni più tardi, nella casa presa in affitto a Vergiate, in provincia di Varese, la donna è morta e il 53enne è stato fermato con l’accusa di averla uccisa.
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La versione fornita ai carabinieri
Dopo il fatto, Panichi ha lasciato il Varesotto ed è tornato ad Avezzano, dove abita. Qui ha raggiunto spontaneamente la caserma dei carabinieri e ha raccontato la propria versione, sostenendo di avere agito per proteggersi durante un’aggressione.
Il suo avvocato riferisce che sarebbe stata la donna a prendere per prima un coltello. L’uomo avrebbe riportato più lesioni, tra cui una all’arto superiore sinistro. La sua ricostruzione dovrà ora essere confrontata con gli elementi raccolti dagli investigatori e con gli esiti degli accertamenti medico-legali.
Gli esami dovranno chiarire la dinamica
Secondo le prime informazioni, l’episodio si è verificato nella mattinata del 22 ottobre all’interno dell’alloggio utilizzato da Panichi per un periodo di vacanza. La vittima, una 36enne colombiana, è stata rinvenuta priva di vita nella stanza destinata al riposo, con numerosi segni riconducibili a un’arma bianca sul tronco e nella zona del collo. Vicino al corpo è stato recuperato un coltello da cucina.
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Il fermo è stato eseguito dalla magistratura di Avezzano, in collegamento con la Procura di Busto Arsizio. La salma è stata portata a Pavia, dove verrà svolto l’esame autoptico; intanto proseguono le verifiche per stabilire con precisione la sequenza degli avvenimenti.
Sul profilo di Panichi, dove compare la dicitura "ufficialmente fidanzato", risultano diverse fotografie insieme alla 36enne. L’ultima, quella del 19 ottobre, li mostra abbracciati pochi giorni prima della tragedia.
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