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Cronaca 2 min di lettura3 giorni fa

Uno Bianca, il dettaglio del 1988 riapre la pista dei complici

Alberto Savi e Marino Occhipinti hanno risposto ai magistrati nell’indagine bolognese che cerca eventuali mandanti e altri membri della rete criminale

Tra il 1987 e il 1994, la banda della Uno Bianca lasciò dietro di sé 23 vittime e oltre 100 feriti tra Emilia-Romagna e Marche. A distanza di più di trent’anni, un elemento legato alla vita privata di Marino Occhipinti torna però al centro dell’attenzione degli investigatori.


Quel legame nato prima dei delitti

Si tratta di una pagina d’agenda del 1988, compilata da Occhipinti mentre preparava gli invitati al proprio matrimonio. Accanto ai nomi delle persone da convocare comparivano anche Savi, Gugliotta e Vallicelli.

Alla cerimonia, secondo quanto emerso, sarebbero stati presenti quasi tutti gli appartenenti al gruppo. L’annotazione viene considerata indicativa di rapporti che non riguardavano soltanto il servizio di polizia o le azioni criminali, ma si estendevano anche alla sfera personale.


La Procura cerca responsabilità nascoste

È dentro questo quadro che si colloca l’attività della Procura di Bologna, riavviata nel 2023 dopo l’esposto presentato dai familiari delle vittime, rappresentati dagli avvocati Alessandro Gamberini e Luca Moser. Gli accertamenti mirano a stabilire se la banda abbia ricevuto aiuti esterni e se siano esistiti mandanti mai identificati.

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Nel mese di settembre sono stati ascoltati Alberto Savi e Marino Occhipinti. Entrambi, ex poliziotti e componenti della Uno Bianca, hanno scelto di rispondere alle domande degli inquirenti, fornendo così elementi sui quali i magistrati dovranno svolgere ulteriori verifiche.


Savi torna sulla strage del Pilastro

Una parte dell’interrogatorio di Alberto Savi, oggi 61 anni, avrebbe riguardato anche l’assalto del 4 gennaio 1991 al Pilastro, costato la vita a tre giovani carabinieri. L’ex poliziotto, difeso dall’avvocata Annamaria Marin, sarebbe stato inoltre sollecitato su quanto riferito nel 1995 durante la detenzione.

In quel periodo Savi avrebbe raccontato ad alcuni compagni di cella che il gruppo poteva contare sull’appoggio di «agenti di copertura». Proprio quel passaggio è stato nuovamente sottoposto alla sua attenzione. Condannato all’ergastolo, Savi è detenuto a Padova e da diversi mesi beneficia della semilibertà; il percorso di reinserimento è cominciato da tempo e dal 2017 gli vengono concessi permessi.

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