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Cronaca 3 min di lettura1 ora fa

Tornado, l'Italia non è immune: dove colpiscono e perché

Dalla Sicilia alla pianura Padana, le trombe d’aria possono nascere in condizioni precise ma restano impossibili da localizzare con certezza in anticipo.

Le immagini arrivate da Marsala e Petrosino, con automobili rovesciate, coperture divelte e persone ferite, hanno riportato l’attenzione sui tornado italiani. Sono eventi circoscritti e difficili da anticipare, ma non rappresentano una novità per il nostro Paese: la loro presenza è documentata da molto tempo, anche con conseguenze drammatiche.


Il pericolo resta difficile da anticipare

Un temporale particolarmente intenso può produrre una o più trombe d’aria. Gli strumenti meteorologici consentono di individuare le aree dove potrebbero svilupparsi fenomeni pericolosi, ma non permettono di stabilire in anticipo se una determinata cella temporalesca genererà davvero un tornado.

Edoardo Ferrara, meteorologo di 3bmeteo, ha spiegato che si possono riconoscere alcune condizioni favorevoli, tra cui il cambiamento di velocità e direzione del vento con la quota, indicato con il termine shear. Un altro parametro osservato è il CAPE, che misura l’energia disponibile nell’atmosfera e il suo grado di instabilità. «Possiamo segnalare temporali potenzialmente pericolosi, ma non dire con certezza se nascerà una tromba d’aria», ha chiarito l’esperto.


Così nasce il vortice

La maggior parte dei tornado osservati in Italia prende forma all’interno di supercelle, temporali più potenti e longevi rispetto a quelli ordinari. Queste strutture possono autorigenerarsi, ruotare e spostarsi per distanze considerevoli, mentre un temporale comune tende a svilupparsi e dissolversi in un’area più limitata.

All’interno della supercella può comparire un mesociclone, cioè un’ampia circolazione d’aria in rotazione. Il meccanismo coinvolge l’afflusso di aria calda verso l’alto, dove incontra masse più fredde; se il vento cambia rapidamente salendo di quota, la corrente ascensionale può assumere un movimento vorticoso e alimentare la tromba d’aria.

Nel caso dei fenomeni osservati nel Trapanese, Ferrara ha richiamato la differenza tra lo scirocco presente vicino alla costa, diretto verso sud-est, e le correnti più elevate orientate verso sud-ovest. Una configurazione di questo tipo può imprimere rotazione alla massa d’aria e favorire l’innesco del vortice.


Le aree italiane più esposte

Rispetto agli Stati Uniti, in Italia i tornado sono meno numerosi e mediamente meno intensi. Tuttavia, le condizioni geografiche del Paese favoriscono la loro comparsa soprattutto nella pianura Padana, nel Salento, lungo le coste tirreniche e in Sicilia, sia sulla terraferma sia sul mare.

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Le superfici pianeggianti aiutano il vortice a mantenersi, mentre rilievi come Alpi e Appennini possono interromperne il percorso. Per questo le trombe marine dirette verso una costa montuosa tendono a perdere più facilmente la propria struttura. Non mancano comunque episodi eccezionali: in un caso registrato a Venezia, il tornado percorse circa 50 chilometri.


Una storia di episodi devastanti

L’elenco degli eventi più gravi comprende il tornado che nel 1970 colpì l’area tra Padova e Venezia, causando 36 vittime. Nel 2015 fu interessata la Riviera del Brenta, mentre nel 2021 si registrarono fenomeni importanti tra Lombardia ed Emilia.

Anche la Sicilia conserva una memoria tragica legata a questi eventi. Nel 1851, sulla costa di Marsala, una tromba d’aria provocò oltre 500 morti. «La documentazione storica mostra che i tornado fanno parte da sempre della meteorologia italiana», ha osservato Ferrara.


Il clima più caldo cambia tutto?

Secondo il meteorologo, non ci sono elementi per attribuire un aumento dei tornado italiani al riscaldamento globale o a El Niño. La presenza di episodi distruttivi anche in epoche lontane dimostra infatti che il fenomeno non è recente.

Un’atmosfera più calda, però, può contenere una maggiore quantità di energia. Quando si forma una supercella, questa disponibilità può contribuire a rendere più intensi i fenomeni associati, come nubifragi e grandinate, e in determinate circostanze anche i tornado.

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