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Cronaca 3 min di lettura1 ora fa

Somalia, la fame corre: due milioni di bambini a rischio

Siccità, conflitti, sfollamenti e aiuti in calo aggravano l’emergenza alimentare, mentre Cesvi punta su nutrizione, acqua sicura e autonomia economica.

Orti comunitari, piccoli allevamenti e attività affidate ai gruppi di donne sono tra le iniziative con cui Cesvi prova a ridurre la dipendenza dagli aiuti in Somalia. L’obiettivo non è soltanto distribuire cibo, ma creare reddito e migliorare la disponibilità di alimenti diversi per le famiglie più esposte.

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Dalla sopravvivenza all’autonomia

Secondo Diego Regosa, responsabile dei programmi regionali di Cesvi per l’Africa orientale, il sostegno alle comunità deve accompagnarsi alla costruzione di strumenti capaci di durare nel tempo. Per questo l’organizzazione lavora sulla preparazione alle inondazioni e alla siccità, rafforzando la capacità locale di reagire agli eventi estremi.

Una parte delle attività riguarda l’inclusione economica delle donne e delle persone sfollate. Cesvi sostiene la creazione di orti collettivi, piccole imprese agricole e ortofrutticole, oltre a iniziative legate alla vendita di polli e uova: interventi che possono aumentare le entrate e, allo stesso tempo, ampliare la varietà della dieta.


Un’emergenza che colpisce milioni

La gravità del quadro emerge dall’Indice Globale della Fame 2026, nel quale la Somalia raggiunge quota 47, uno dei valori più elevati. Su una popolazione di circa 20 milioni di persone, più della metà incontra difficoltà nel procurarsi cibo e nutrimento adeguati.

Regosa ha descritto il dato come il segnale di una condizione «molto, molto complicata». Nel sistema internazionale IPC, che misura l’insicurezza alimentare acuta su una scala da 0 a 5, molte aree somale si collocano tra il livello 3, corrispondente alla crisi, e il livello 4, associato all’emergenza; il quinto indica invece la carestia.


Siccità e conflitti si alimentano

Alla base della crisi ci sono fattori diversi che si rafforzano a vicenda: siccità, combattimenti, spostamenti forzati, rincari e riduzione degli aiuti. La pressione ricade soprattutto su donne, bambini, anziani e persone con disabilità, che hanno meno strumenti per fronteggiare la perdita di reddito e l’accesso sempre più difficile ai beni essenziali.

Anche il quadro politico interno ha contribuito al peggioramento. Le elezioni previste lo scorso anno sono state rinviate e le tensioni tra le diverse regioni hanno favorito nuovi scontri e ulteriori sfollamenti. Dopo una fase relativamente più stabile, la situazione alimentare è tornata a deteriorarsi: «Tutto quello che può andare male va peggio», ha osservato Regosa.

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Il cambiamento climatico rende il futuro ancora più incerto. Il monsone atteso potrebbe aggravare le difficoltà già provocate dalla mancanza di piogge e dalle inondazioni; tra quest’anno e il prossimo, quasi 2 milioni di bambini potrebbero trovarsi in condizioni di malnutrizione a causa di questi fenomeni.


Meno fondi, più strutture chiuse

L’aumento del prezzo dei carburanti, legato anche alla guerra in Medio Oriente, si ripercuote sull’intera economia e rende più costosi trasporti e beni di prima necessità. A ciò si è aggiunto il ridimensionamento dei finanziamenti statunitensi: la Somalia era tra i principali destinatari delle risorse di USAID.

Nell’ultimo anno, la carenza di fondi ha portato alla chiusura di oltre 500 strutture sanitarie e nutrizionali. Il venir meno di questi servizi lascia senza assistenza numerose persone che dipendevano dagli interventi umanitari per ricevere cure e sostegno alimentare.

Cesvi opera in Somalia dal 2004 e oggi concentra una parte importante del lavoro sulla nutrizione, combinando risposta immediata e progetti destinati a rafforzare la resilienza delle comunità. L’organizzazione è attiva a Mogadiscio, nella Lower Shabelle e lungo il bacino del fiume Shabelle, fino a Beledweyne e Dobyo.

Gli interventi comprendono supplementi per i bambini e attività rivolte alle madri, ma anche il recupero dei pozzi e la realizzazione di latrine. Acqua contaminata e scarsa igiene favoriscono malattie che possono aggravare la malnutrizione; per questo, secondo Cesvi, la distribuzione di alimenti deve essere accompagnata da azioni sulle cause che rendono la popolazione più vulnerabile.

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