Semaglutide, la sfida è doppia: più salute e cure su misura
Dal congresso Easd di Milano arrivano nuove evidenze su diabete e obesità, tra formulazioni orali, combinazioni settimanali e attenzione alla qualità della vita.
Per chi convive ogni giorno con diabete o obesità, l’innovazione non coincide soltanto con l’arrivo di un nuovo farmaco. Significa anche poter seguire una cura più semplice, sostenibile e adatta alle proprie esigenze, con ricadute concrete sulla vita quotidiana e su quella delle famiglie.
Manuela Bertaggia, presidente nazionale dell’Associazione italiana diabetici (Fand), ha sottolineato proprio questo aspetto: «L'innovazione terapeutica rappresenta per le persone con diabete molto più della disponibilità di nuove opzioni di cura». L’auspicio, ha aggiunto, è che le tecnologie e i trattamenti più recenti siano realmente accessibili, così che i progressi della ricerca producano benefici tangibili per i pazienti.
La pillola punta sulla praticità
Tra le novità esaminate a Milano c’è la formulazione orale di semaglutide per il trattamento del sovrappeso e dell’obesità. Roberto Vettor, direttore scientifico del Centro per le Malattie metaboliche e della nutrizione presso l’Humanitas Research Hospital di Milano, l’ha descritta come una possibilità destinata alle persone eleggibili che preferiscono evitare, o non sono ancora pronte ad affrontare, una terapia iniettiva.
Nel trial Oasis 4, la perdita di peso media è stata del 17%, mentre ha raggiunto circa il 22% in circa 1 persona su 3. I dati disponibili indicano inoltre un profilo di sicurezza in linea con quello già osservato per la versione iniettiva utilizzata nella gestione del peso. Il confronto indiretto Orion ha evidenziato una minore probabilità di interrompere il trattamento per effetti indesiderati, compresi quelli gastrointestinali, rispetto a orforglipron.
La soluzione orale risulta inoltre compatibile con terapie di uso comune, tra cui contraccettivi assunti per bocca e statine. Secondo Vettor, la possibilità di scegliere tra diverse modalità di somministrazione può rendere il percorso terapeutico più facilmente inseribile nella routine personale.
Dal peso alla protezione degli organi
Le prospettive emerse dal 62esimo Congresso Easd, in corso a Milano, riguardano anche il modo di valutare il diabete. L’obiettivo non è più limitato alla riduzione della glicemia: l’attenzione si è spostata sulla prevenzione delle complicanze, sulla tutela degli organi e sul controllo nel tempo dei rischi cardiovascolari, renali e metabolici.
Salvatore De Cosmo, presidente nazionale dell’Associazione medici diabetologi (Amd), ha indicato semaglutide come uno degli esempi più avanzati di questo cambio di prospettiva: «Oggi non ci limitiamo più a valutare il controllo della glicemia, ma puntiamo sempre di più alla prevenzione delle complicanze, alla protezione d'organo e a una gestione integrata del rischio cardiovascolare, renale e metabolico nel lungo periodo».
Le evidenze citate durante l’incontro riportano una diminuzione del 26% degli eventi cardiovascolari maggiori, del 39% degli ictus non fatali e del 24% del rischio renale composito. Sono stati inoltre segnalati un miglioramento del 13% nella distanza percorsa e una riduzione del 54% nella progressione dell’arteriopatia periferica.
Il riconoscimento ottenuto nelle Linee guida Esc 2026, con la raccomandazione 1A per il miglioramento dell’esito cardiovascolare nelle persone con diabete e malattia renale, rafforza il ruolo della molecola nell’approccio cardio-renale e nella ricerca di una migliore qualità di vita.
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Obesità, cura sempre più personalizzata
Anche nel campo dell’obesità il confronto ha messo in evidenza l’esigenza di superare un modello basato esclusivamente sul numero indicato dalla bilancia. Silvio Buscemi, presidente della Società italiana di obesità (Sio), ha richiamato l’importanza di considerare insieme peso, salute metabolica e cardiovascolare, benessere psicologico e funzionalità muscolare.
I dati riportati indicano una riduzione del peso del 21%, con l’84% del calo attribuito alla massa grassa. Per Buscemi, la disponibilità di una somministrazione orale e di una iniettiva può favorire scelte più flessibili, mantenendo al centro efficacia e sicurezza.
Una sola iniezione ogni settimana
Per il diabete di tipo 2, una delle opzioni considerate più rilevanti è l’associazione, in una singola somministrazione settimanale, tra insulina basale e semaglutide. La strategia punta a ridurre il numero di iniezioni e ad affrontare il ritardo con cui, in molti casi, viene intensificata la terapia.
Raffaella Buzzetti, presidente della Società italiana di diabetologia (Sid), ha ricordato che in Italia circa il 30% delle persone con diabete di tipo 2 che avrebbe bisogno dell’insulina ne rinvia l’avvio per oltre 2 anni. Gli studi clinici hanno mostrato, per questa combinazione, la possibilità di alleggerire il carico delle somministrazioni, mantenere il controllo glicemico, contenere il peso corporeo e ridurre i casi di ipoglicemia.
Buzzetti ha inoltre spiegato che l’Italia potrebbe diventare il primo Paese europeo a rendere disponibile questa opportunità terapeutica. L’obiettivo indicato è una gestione più personalizzata, efficace e sostenibile, con tempi di accesso il più possibile rapidi.
Milano riunisce esperti e pazienti
Le questioni legate a efficacia, sicurezza, aderenza e qualità della vita sono state affrontate durante un incontro promosso da Novo nell’ambito del congresso dell’Associazione europea per lo studio del diabete. Al tavolo hanno partecipato specialisti di diabetologia e obesità, insieme a rappresentanti delle associazioni dei pazienti.
Il confronto ha collegato le nuove evidenze cliniche alle esigenze di chi vive una condizione cronica. La discussione ha quindi riguardato non soltanto i risultati delle terapie, ma anche la possibilità di renderle più semplici da seguire e più coerenti con le diverse necessità delle persone.
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