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Cronaca 3 min di lettura16 ott

Scuola e guerra, la protesta esplode: cortei e tensioni in Italia

Migliaia di studenti hanno manifestato in diverse città contro le politiche del governo, i tagli all’istruzione e l’aumento delle spese militari.

Bandiere bruciate, uova lanciate contro la polizia e fotografie di esponenti politici imbrattate: il No Meloni Day ha portato migliaia di studenti nelle strade di numerose città italiane. La mobilitazione, nata dopo le occupazioni di diversi istituti superiori, ha unito la contestazione alle politiche scolastiche del governo al rifiuto del riarmo e delle spese militari.

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A Roma il corteo più numeroso

Nella capitale i promotori hanno parlato di 20mila partecipanti, mentre il corteo attraversava la zona del Colosseo diretto verso il ministero dell’Istruzione, a viale Trastevere. Gli studenti hanno contestato il ministro Giuseppe Valditara e i suoi provvedimenti, alternando slogan antifascisti a cori rivolti contro Giorgia Meloni, il Partito Democratico e la Cgil.

Durante la manifestazione sono state date alle fiamme una bandiera degli Stati Uniti e una di Israele. Nel gruppo erano presenti anche numerose bandiere palestinesi e sono stati lanciati inviti al boicottaggio di Israele. In testa al corteo è comparso inoltre un richiamo allo sciopero generale del 30 ottobre, con l’idea di una mobilitazione comune tra studenti e lavoratori.


Torino tra proteste e tensioni

A Torino hanno sfilato più di 2.500 studenti, secondo le informazioni raccolte alla partenza da piazza XVIII Dicembre. Sul percorso sono state collocate immagini di Giorgia Meloni, Guido Crosetto, Giuseppe Valditara ed Elly Schlein, con i volti coperti di vernice rossa; accanto compariva anche il nome Leonardo, trattato nello stesso modo. Una quindicina di giovani con il volto nascosto è stata identificata dalla polizia per la violazione dell’ordinanza prefettizia.

Il corteo ha poi raggiunto la sede dell’Ufficio scolastico regionale, dove gli agenti erano schierati in tenuta antisommossa. Alcuni manifestanti hanno lanciato uova contro la polizia. In precedenza, un carro armato di cartone era stato incendiato con fumogeni colorati come gesto simbolico contro la guerra e gli investimenti nella difesa. Dal corteo è stato ribadito: «Non ci sono i soldi per le nostre scuole ma per le loro guerre sì».


Le altre città mobilitate

A Milano diverse migliaia di ragazzi hanno preso parte alla manifestazione Nessuno è straniero. Partito da largo Cairoli, il corteo ha attraversato piazza della Scala per dirigersi verso Porta Romana senza registrare, fino a quel momento, episodi di tensione. Le richieste comprendevano il contrasto alle riforme scolastiche del governo, una risposta al caro affitti e lo stop al riarmo.

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A Firenze erano presenti oltre 2.000 persone provenienti da almeno 15 scuole superiori. Gli organizzatori hanno denunciato i tagli all’istruzione, la precarietà degli insegnanti e il limite previsto dal decreto Valditara per la presenza di studenti stranieri nelle classi. Tra gli striscioni figurava il messaggio «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente», mentre sono stati scanditi cori contro la presidente del Consiglio.

Manifestazioni si sono svolte anche a Genova, Venezia e Padova. A Treviso gli studenti hanno aderito alla mobilitazione nazionale, mentre a Cagliari circa 600 ragazzi, riuniti in piazza Garibaldi, hanno raggiunto in corteo il palazzo del Consiglio regionale. La richiesta centrale era destinare risorse alla scuola invece che agli armamenti, insieme alla denuncia delle difficoltà legate allo studio e al lavoro.


Protesta anche alla Scuola Normale

A Pisa alcune decine di allievi del corso ordinario della Scuola Normale hanno occupato pacificamente la scalinata che conduce alla sala della cerimonia inaugurale dell’anno accademico 2026/2027. L’azione ha ritardato l’avvio dell’evento, previsto alle 10, e al momento non era stato comunicato un nuovo orario.

Gli studenti hanno motivato la protesta con i tagli e con quella che considerano una scarsa trasparenza dell’istituzione sui criteri di ammissione. L’iniziativa si è inserita nella stessa giornata di mobilitazione, pur svolgendosi in un contesto universitario distinto dai cortei organizzati dagli studenti delle scuole superiori.

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