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Cronaca 2 min di lettura3 giorni fa

Rider, il ranking può smascherare la falsa autonomia

Il Tribunale di Torino considera la graduatoria algoritmica un possibile strumento di controllo e chiede alla piattaforma di chiarire gli effetti dei rifiuti sugli ordini.

La libertà di accettare una consegna o di rinunciare a uno slot non basta, da sola, a dimostrare che un rider sia davvero autonomo. Se ogni scelta può incidere sulle future opportunità di guadagno, l’indipendenza formale rischia di nascondere un rapporto di lavoro organizzato dalla piattaforma.


L’algoritmo deve essere spiegato

Nel giudizio, la società non ha chiarito al Tribunale quali regole governassero il sistema di valutazione né ha provato che il mancato svolgimento degli ordini fosse privo di conseguenze sul punteggio. Questa mancata ricostruzione ha assunto un peso decisivo nella valutazione dei giudici.

La conoscenza dei meccanismi interni del software appartiene infatti all’impresa, non al fattorino. Per questo, quando la piattaforma sostiene che il rider agisce senza vincoli, deve fornire elementi concreti per dimostrare che il rifiuto delle consegne non produca effetti sulla posizione in graduatoria.


Il punteggio condiziona le scelte

Il cosiddetto “punteggio di eccellenza” assegna ai rider una posizione che può determinare quando potranno scegliere i turni più redditizi. Chi occupa i livelli migliori accede prima alle fasce di lavoro disponibili, mentre una posizione più bassa può ridurre le occasioni di effettuare consegne remunerative.

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In questo contesto, la possibilità di dire no a un incarico può trasformarsi in una facoltà soltanto teorica. Il timore di perdere punti e di ricevere meno opportunità induce il lavoratore ad accettare gli ordini: la graduatoria assume così una funzione che va oltre il semplice incentivo economico.


Torino sceglie la subordinazione

La pronuncia n. 3844 dell’8 settembre 2026, emessa dalla sezione lavoro del Tribunale di Torino, riconduce questo meccanismo a una forma indiretta di direzione della prestazione. Il controllo non viene impartito necessariamente da un responsabile in carne e ossa, ma passa attraverso le regole dell’applicazione e i risultati che esse producono.

Sul tema esistono orientamenti diversi. Una parte delle decisioni attribuisce rilievo alla facoltà del rider di non prenotare i turni e di respingere le richieste; il Tribunale di Torino, invece, ritiene che tali margini siano limitati dalle conseguenze economiche e professionali collegate al ranking. Anche geolocalizzazione, graduatoria e verifiche automatizzate devono quindi essere valutate per il loro effetto concreto sul lavoro, non soltanto per la libertà prevista nei contratti.

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