Riccione, il Grand Hotel cambia mano: asta chiusa a 29,3 milioni
L’immobile simbolo della Riviera è stato aggiudicato per 29 milioni e 365mila euro, ma il passaggio di proprietà non è ancora definitivo: restano dieci giorni per eventuali rilanci migliorativi.
La vendita è arrivata a quota 29 milioni e 365mila euro, ma il passaggio di proprietà non è ancora blindato. Per il Grand Hotel di Riccione, infatti, c’è ancora una finestra di 10 giorni entro cui possono arrivare offerte più alte: se non succederà, l’aggiudicazione diventerà definitiva.
Una gara che valeva molto più dell’albergo
All’asta non c’era soltanto la struttura principale, ma l’intero compendio immobiliare. Dentro il pacchetto figuravano anche villa Bianca, villa Bruna, Torre ‘900, la piscina, i magazzini, il ristorante, i negozi e gli appartamenti.
A contendersi il bene sono stati due partecipanti, con rialzi da 250.000 euro fino al prezzo finale. La base di partenza era poco sotto i 25 milioni, quindi l’esito ha superato la soglia iniziale di oltre 4 milioni.
Dalla gloria al sequestro
La vicenda giudiziaria ha avuto una svolta lo scorso luglio, quando la Procura di Rimini, nell’ambito dell’inchiesta “Infinity rent”, ha disposto il sequestro della struttura. Nello stesso filone sono finite sei persone con l’ipotesi di bancarotta fraudolenta, mentre la società che aveva gestito l’albergo dagli inizi degli anni Ottanta, la Marebello, era stata dichiarata fallita nell’estate del 2023.
Il blitz della Guardia di finanza aveva portato anche all’allontanamento di alcuni turisti arabi ospitati in nero, nonostante l’hotel risultasse formalmente chiuso. Era il punto più basso di una crisi già avanzata, dopo anni di difficoltà economiche e debiti accumulati.
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Un secolo di storia tra lusso e guerra
La storia del Grand Hotel inizia ufficialmente nell’agosto 1929, quando venne inaugurato dopo lavori portati avanti in tempi rapidissimi. All’epoca il “Grande albergo” si presentava con una facciata di 80 metri e un corpo immerso nel parco, diventando presto uno dei simboli del turismo balneare frequentato da politici, statisti e aristocratici.
Poco dopo fu costruita la Torre ‘900, che fino al 1943 ospitò la guardia presidenziale incaricata di proteggere il duce. Con la Seconda guerra mondiale l’edificio cambiò ancora volto: occupato dalle truppe alleate, accolse il centro di ristoro per i soldati canadesi.
Nel dopoguerra il Grand Hotel tornò a rappresentare l’immagine della dolce vita. La gestione passò dal committente Gaetano Ceschina al figlio Mario, conosciuto come il “re della garza ospedaliera”, poi nel 1976 arrivò il rapimento di Mario e l’eredità finì alla vedova Nora Molinari, che in seguito trasferì tutto a Gianni Andreatta e alla Marebello Spa.
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