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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Riccione, il corso che divide: ostetriche formate anche per le gravidanze trans

L’Aio difende il programma del congresso e spiega perché la preparazione sanitaria debba includere anche chi può affrontare gravidanza, parto e allattamento senza identificarsi come donna.

La formazione dedicata all’assistenza di gravidanza, parto e allattamento delle persone trans è diventata il centro dello scontro politico a Riccione. L’Associazione italiana di Ostetricia, promotrice del congresso in corso all’Hotel Nautico fino al 4 ottobre, rivendica però la scelta: preparare il personale sanitario significa garantire cure adeguate a tutte le persone con capacità gestazionale.


La formazione al centro della contesa

Antonella Marchi, presidente onoraria dell’Aio, ha respinto l’idea che il corso risponda a logiche ideologiche. «Come professionisti della salute non rispondiamo a logiche di partito ma alla tutela della salute umana», ha dichiarato, ricordando che non tutte le persone in grado di portare avanti una gravidanza si riconoscono nel genere femminile.

Secondo Marchi, l’evoluzione della società impone anche alle ostetriche di ampliare le proprie competenze. L’obiettivo, ha spiegato, è offrire un’assistenza completa, rispettosa e centrata sulla persona, includendo anche l’accesso all’aborto sicuro e il sostegno all’allattamento per le persone trans.

Il tema, sostiene l’associazione, non è nuovo per la professione. Da alcuni anni chi lavora nell’assistenza ostetrica si confronta con situazioni diverse da quelle tradizionalmente rappresentate nei percorsi di studio e nei servizi sanitari.


La protesta e la replica sanitaria

A contestare l’iniziativa è stato il movimento RivoltaTi, fondato dall’ex consigliere della Lega Matteo Montevecchi, insieme a Futuro Nazionale. Il gruppo ha organizzato a Riccione una manifestazione con circa 25 partecipanti, esibendo cartelli contro quella che considera una lettura ideologica della maternità e della formazione professionale.

Tra gli slogan comparsi durante la protesta c’erano “Il latte è della mamma”, “L’uomo incinto non esiste” e “Le persone con utero sono e si chiamano donne”. RivoltaTi ha inoltre annunciato l’intenzione di rivolgersi al ministro della Salute Orazio Schillaci, contestando anche il riconoscimento del congresso come evento Ecm, con 10,5 crediti formativi.

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Marco Tonti, presidente di Arcigay Rimini, ha invece sostenuto la necessità concreta del corso. Una persona trans che interrompe il trattamento con testosterone, ha spiegato, può recuperare la fertilità e affrontare una gravidanza: in quel momento la questione decisiva è sapere se il personale presente in sala parto abbia ricevuto una preparazione adeguata.

Tonti ha quindi criticato la richiesta di rivedere i criteri per l’assegnazione dei crediti formativi. A suo giudizio, mettere in discussione l’aggiornamento degli operatori rischia di privilegiare una contrapposizione ideologica rispetto alla competenza necessaria per tutelare chi partorisce e il feto.


Il richiamo alle cure inclusive

L’Aio ha invitato a non trasformare l’aggiornamento professionale in uno strumento di polemica politica. Per Marchi, la responsabilità delle istituzioni e della sanità consiste nel costruire percorsi di cura equi, completi e realmente accessibili, capaci di adattarsi alle diverse condizioni delle persone.

Il congresso di Riccione è così diventato il terreno di un confronto più ampio: da una parte la contestazione di chi considera il corso un cedimento alla cosiddetta ideologia di genere, dall’altra la posizione dell’associazione e di Arcigay, secondo cui la formazione serve a evitare impreparazione e disuguaglianze nell’assistenza.

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