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Cronaca 2 min di lettura20 ore fa

Pietracatella, il nodo dei computer rubati nell’indagine sulla ricina

A Casacalenda gli investigatori hanno acquisito i dati di un solo computer, mentre resta il mistero dei dispositivi sottratti nei mesi scorsi.

«Lasciamo fare agli investigatori, sanno molte più cose di quello che immaginiamo». Gianni Di Vita ha scelto la prudenza parlando dell’inchiesta sul caso di Pietracatella, incontrato al cimitero del paese. L’uomo, padre e marito delle due donne avvelenate a dicembre, ha comunque escluso di aver mai pensato a un piano per uccidere lui, la figlia o la moglie.

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Il portatile al centro degli accertamenti

L’attenzione degli investigatori si è concentrata anche su un computer portatile del liceo delle Scienze Umane di Casacalenda. Gli specialisti della Squadra Mobile e dello Sco hanno acquisito i dati presenti nel dispositivo per verificare eventuali ricerche online sulla ricina, senza riuscire però a stabilire chi lo utilizzasse.

La scuola è quella in cui insegna Laura Di Vita, cugina di Gianni. L’attività, svolta dalle 9 alle 13, ha rappresentato l’ultimo sopralluogo disposto dalla procura di Larino negli istituti coinvolti nell’indagine.


Quattro o cinque computer spariti

Gli accertamenti informatici non possono comprendere ogni apparecchio utilizzato nell’istituto durante l’ultimo anno. Nel marzo scorso, infatti, dal plesso di Casacalenda erano stati portati via da ignoti quattro o cinque computer; sul furto avevano svolto verifiche i carabinieri.

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Nei tre giorni precedenti gli investigatori avevano controllato altri istituti molisani. A Riccia erano finiti sotto esame l’Agrario e lo Scientifico, dove insegnano, con incarichi differenti, una docente amica di Gianni Di Vita e il marito; a Campobasso era stato invece perquisito il liceo Classico frequentato fino allo scorso anno da Sara Di Vita e dalla sorella Alice.


Si chiude il ciclo delle perquisizioni

Quella di Casacalenda è stata la quarta e conclusiva perquisizione nelle scuole collegata al giallo di Pietracatella. Rispetto agli interventi eseguiti negli istituti controllati nei giorni precedenti, in questo caso è stato prelevato anche il contenuto di un singolo dispositivo.

Di Vita, nel breve colloquio avuto al cimitero, ha ribadito di non aver mai creduto che qualcuno volesse colpirlo: «Non ho mai creduto che volessero uccidermi». Sulle possibili responsabilità e sugli sviluppi dell’indagine non ha aggiunto altro, affidando ogni valutazione agli investigatori.

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