Piantedosi avverte: la protesta non copre chi usa la violenza
Il ministro dell’Interno difende l’operato della polizia e avverte i manifestanti violenti: il diritto di protesta non esclude le conseguenze giudiziarie.
La libertà di manifestare rimane una garanzia fondamentale, ma non può diventare uno scudo per chi ricorre alla violenza. È questo il punto ribadito da Matteo Piantedosi dopo le mobilitazioni svolte in Italia, con un richiamo particolare ai più giovani e alle responsabilità individuali.
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Il diritto di protesta ha dei limiti
Secondo il ministro dell’Interno, chi trasforma una manifestazione in un’occasione di illegalità dovrà rispondere delle proprie azioni davanti all’autorità giudiziaria. Piantedosi ha ricordato che la libertà di espressione e di piazza è tutelata dalla Costituzione, ma perde il suo significato quando viene utilizzata per danneggiare o aggredire.
Il titolare del Viminale ha sintetizzato la propria posizione con una frase netta: «La forza dello Stato prima o poi presenta il conto». Il messaggio, ha spiegato, deve essere particolarmente chiaro per le nuove generazioni: scegliere la violenza significa assumersi conseguenze precise.
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La risposta alle frange violente
Piantedosi ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto dalle forze di polizia durante la giornata di proteste. A suo giudizio, gli agenti hanno contenuto i gruppi più aggressivi mantenendo controllo e professionalità, senza consentire che le tensioni compromettessero il diritto degli altri partecipanti a manifestare.
Nel bilancio indicato dal ministro rientra anche l’identificazione del promotore del Movimento 17 ottobre. Piantedosi ha quindi escluso l’esistenza di aree sottratte alle regole, avvertendo che «in Italia non può esserci spazio per chi si illude di agire nell’impunità e in zone franche».
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