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Cronaca 1 min di lettura6 ott

Peste e lebbra, il ritorno che sorprende: perché non erano mai sparite

Emanuele Nicastri dello Spallanzani spiega perché peste e lebbra sembrano malattie lontane, ma continuano a circolare e oggi sono curabili con antibiotici.

Peste e lebbra vengono spesso associate a epoche remote, epidemie devastanti e racconti medievali. Eppure entrambe continuano a comparire anche nel presente, sebbene oggi siano molto rare e, in caso di diagnosi, trattabili con un antibiotico.

A richiamare l’attenzione sul fenomeno è Emanuele Nicastri, direttore dell’unità di malattie infettive ad alta intensità di cura dell’Istituto Spallanzani di Roma. L’infettivologo avverte che la loro apparente scomparsa può aver ridotto la capacità di riconoscere tempestivamente queste patologie.


Malattie antiche mai scomparse

«Non se n’erano mai andate in realtà», chiarisce Nicastri. Il loro legame con la storia e con le grandi epidemie del passato rischia infatti di farle percepire come completamente superate, mentre la loro presenza non si è mai azzerata.

La differenza rispetto alle immagini tramandate dalla letteratura e dalla memoria collettiva riguarda soprattutto la frequenza. Oggi peste e lebbra sono eventi poco comuni e, secondo l’esperto, la terapia può basarsi su un antibiotico.

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Un focolaio tra Croazia e Romania

Un episodio recente ha mostrato che il tema non appartiene soltanto ai libri di storia. Alla fine del 2025, un focolaio di lebbra ha coinvolto almeno sei persone tra Croazia e Romania.

Il caso ha riportato l’attenzione su infezioni considerate da molti ormai scomparse. Proprio la loro rarità, tuttavia, può rendere più difficile identificarle, soprattutto quando vengono escluse a priori perché ritenute estranee alla realtà contemporanea.

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