Nuove cure anticancro, l’Italia aspetta 470 giorni: il nodo da sciogliere
A Madrid l’Aiom lancia l’allarme sui ritardi nell’accesso ai farmaci, mentre la mortalità oncologica continua a diminuire in Europa.
Per un paziente italiano l’arrivo di una nuova terapia contro il cancro può richiedere fino a 470 giorni, quasi 15 mesi. È uno dei dati presentati a Madrid, dove si apre il congresso ESMO 2026, insieme all’appello dell’Associazione italiana di oncologia medica per ridurre i passaggi burocratici che rallentano la disponibilità dei farmaci.
Il quadro europeo resta segnato da forti differenze. Nel 2025 sono serviti mediamente 655 giorni per accedere ai nuovi medicinali oncologici e soltanto il 51% delle molecole approvate dall’Agenzia europea per i medicinali è stato reso disponibile. L’Italia fa meglio della media continentale: garantisce l’accesso all’89% dei farmaci approvati, seconda solo alla Germania, ferma però i tempi a 470 giorni.
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L’accesso alle cure resta troppo lento
La situazione italiana è peggiorata rispetto all’anno precedente. Nel 2024 l’attesa media era di 441 giorni, mentre in Europa si attestava a 586; nel 2025 i valori sono saliti rispettivamente a 470 e 655 giorni. Dopo il via libera alla rimborsabilità da parte dell’Agenzia italiana del farmaco, infatti, in alcune aree del Paese occorre ancora attendere l’inserimento nei prontuari regionali.
A questi passaggi possono aggiungersi le gare d’acquisto territoriali e l’inclusione nei prontuari ospedalieri. Massimo Di Maio, presidente dell’Aiom, ha chiesto che i medicinali siano disponibili subito dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale. «Le cure innovative devono essere accessibili a tutti i pazienti, perché solo così si può parlare di equità nell’innovazione», ha affermato durante l’incontro della società scientifica a Madrid.
Un ulteriore rischio potrebbe arrivare dalla clausola della “nazione più favorita”, introdotta dall’amministrazione statunitense per collegare il prezzo dei medicinali americani ai livelli più bassi praticati in altri Paesi, tra cui l’Italia. Secondo Di Maio, le aziende potrebbero rinviare il lancio di alcuni trattamenti in Europa oppure limitarne la disponibilità, per evitare che prezzi locali ridotti incidano sui ricavi negli Stati Uniti.
La mortalità diminuisce, soprattutto tra gli uomini
Ogni anno nel continente vengono diagnosticati circa 2,7 milioni di tumori, cioè cinque nuovi casi ogni minuto. Le campagne di prevenzione e il miglioramento delle terapie hanno però contribuito a evitare, dal 1988, circa 7,3 milioni di decessi oncologici nell’Unione europea.
Per il 2026 si prevedono circa 1.230.000 morti per cancro. Il confronto con il periodo 2020-2022 indica una riduzione del 7,8% tra gli uomini e del 5,9% tra le donne. Il calo più marcato riguarda il tumore del polmone negli uomini, con una diminuzione del 22,5%, andamento legato soprattutto alla riduzione del consumo di tabacco. In Italia, dopo una diagnosi, vivono oggi circa 4 milioni di persone; nel 2025 sono stati stimati 390.000 nuovi casi.
I progressi non si misurano soltanto nel numero di vite salvate. In Europa il 5% della popolazione, pari a 23,7 milioni di persone, ha avuto un tumore e una parte crescente dei pazienti riesce a tornare al lavoro e alla vita sociale. I costi indiretti collegati soprattutto alla perdita di produttività sono scesi da 97 miliardi di euro nel 1995 a 82 miliardi nel 2023, con una contrazione del 16% in circa trent’anni.
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Terapie mirate e dati per curare meglio
Tra il 2014 e il 2023 la spesa europea per i farmaci oncologici è passata da 24,9 a 64,3 miliardi di euro. L’incremento riflette sia l’aumento dei prezzi sia il numero più elevato di persone colpite dalla malattia. L’Italia rappresenta il 14% della spesa continentale, dietro Germania e Francia, entrambe al 19%.
Nel frattempo è cambiata la composizione degli investimenti. La quota destinata alla chemioterapia è scesa dal 22% del 2014 al 6% del 2023, mentre le immunoterapie da sole pesano per il 29%. Giuseppe Curigliano, presidente eletto di ESMO, ha sottolineato che la medicina di precisione sta assumendo un ruolo centrale: «Permette di individuare il trattamento più adatto al singolo paziente».
Anche il ritmo delle autorizzazioni è aumentato: da una media di un nuovo farmaco all’anno tra il 1995 e il 2000 si è arrivati a circa 14 ogni anno nel periodo 2021-2024. La disponibilità, tuttavia, resta disomogenea. La Germania ha reso accessibile il 91% dei medicinali oncologici approvati dall’Ema in poco più di 100 giorni; Romania, Estonia, Malta, Slovacchia e Lettonia non superano il 20%, mentre in Lituania, Romania ed Estonia i tempi di rimborso arrivano a circa 1.000 giorni.
I test sui biomarcatori sono diventati essenziali per scegliere il trattamento più adatto. Il sequenziamento di nuova generazione consente di esaminare molte alterazioni molecolari nello stesso momento, ma la lettura dei risultati richiede competenze specifiche e il lavoro dei Molecular Tumor Board, chiamati a trasformare i dati genomici in decisioni cliniche.
Rossana Berardi, presidente eletta dell’Aiom, ha evidenziato il valore del Servizio sanitario nazionale, della ricerca clinica italiana e dei registri di monitoraggio dell’Aifa. A suo giudizio, queste risorse possono attirare nuove sperimentazioni e investimenti, rafforzando la capacità del Paese di sviluppare cure e conoscenze utili anche per il futuro.
Sopravvivenza in crescita ma ricerca decisiva
In numerose forme di cancro aumentano sia la sopravvivenza sia le possibilità di guarigione. A cinque anni dalla diagnosi è vivo il 63% delle donne e il 54% degli uomini; almeno un paziente su quattro ha recuperato un’aspettativa di vita analoga a quella della popolazione generale.
Per consolidare questi risultati, l’Aiom indica come priorità il finanziamento della ricerca, il rafforzamento della prevenzione e l’eliminazione delle attese amministrative. La disponibilità tempestiva delle terapie, insieme alla diagnosi molecolare e a percorsi omogenei sul territorio, resta il passaggio necessario per trasformare l’innovazione in un beneficio concreto per tutti i malati.
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