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Cronaca 3 min di lettura1 ora fa

Nascite in picchiata: l’Italia perde 130mila nuovi cittadini in 10 anni

Il calo demografico accelera anche in Campania, mentre l’invecchiamento della popolazione mette sotto pressione lavoro, pensioni e servizi

L’Italia si prepara ad affrontare un futuro con meno abitanti e un peso crescente sulle generazioni in età lavorativa. In appena dieci anni le nascite sono diminuite di circa 130mila unità, passando dalle quasi 500mila del 2014 alle circa 370mila del 2024. La contrazione arriva al 35% se il confronto viene fatto con il 2008, quando si registrò il massimo del nuovo millennio con 576mila nascite.

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La Campania rallenta dopo anni

Il fenomeno riguarda anche la Campania, tradizionalmente tra le regioni italiane con più figli. Qui il tasso di natalità ha perso il 16% nell’ultimo decennio, pur mantenendo il secondo posto nazionale alle spalle del Trentino-Alto Adige.

Il quadro è emerso a Napoli, alla Mostra d’Oltremare, durante l’apertura dei Forum della Famiglia e della Natalità, iniziativa presieduta dall’avvocata Annamaria Bernardini de Pace. I dati sono stati messi a confronto in uno studio di PwC dedicato all’emergenza demografica e nell’analisi Istat sulla popolazione campana.

Le differenze territoriali sono significative. Salerno ha registrato una riduzione delle nascite del 18%, mentre a Napoli la flessione è stata del 17%. Napoli e Caserta restano comunque tra le province con il tasso più elevato del Paese, precedute soltanto da Bolzano; nelle zone interne, invece, la situazione è già più debole della media nazionale. Ad Avellino, in particolare, il dato risulta inferiore del 3% rispetto al valore italiano.


Meno abitanti, più anziani

La riduzione delle nascite produce effetti diretti anche sulla consistenza della popolazione. Dal 2014 gli abitanti dell’Italia sono calati del 2,3%; per la Campania le proiezioni Istat indicano una diminuzione del 13% tra il 2030 e il 2050, con il passaggio da circa 5 milioni e mezzo di residenti a 4 milioni e 640mila. Il ritmo previsto per la regione è quindi doppio rispetto alla media nazionale.

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Parallelamente aumenta l’età media. Oggi le persone con almeno 65 anni rappresentano il 25% della popolazione italiana; nel 2050 la quota dovrebbe raggiungere il 35%. Nello stesso periodo, i cittadini fino a 14 anni scenderanno all’11%. Il rapporto attuale è di 216 anziani ogni 100 giovanissimi e, secondo le stime, salirà a 339 fra venticinque anni.

Anche la Campania, che oggi conserva una struttura demografica più giovane rispetto ad altre aree del Paese, sta invecchiando rapidamente. Nella città metropolitana di Napoli l’età media dovrebbe aumentare di sette anni: dai 43,7 anni del 2025 ai 50,7 previsti nel 2050.


Il nodo resta il desiderio di figli

Le conseguenze investono il mercato del lavoro, il sistema previdenziale e i servizi di welfare. Ogni 100 persone occupate si contano già 62 pensionati, mentre tra 100 cittadini prossimi all’uscita dal lavoro ci sono soltanto 64 giovani potenzialmente pronti a sostituirli. Con meno lavoratori diminuiscono anche i contributi disponibili per finanziare pensioni e servizi pubblici.

Il calo delle nascite non coincide però con la scomparsa del desiderio di diventare genitori. Tra le donne fra 25 e 34 anni, il 68% afferma di non riuscire ad avere il numero di figli che vorrebbe. A ostacolare questo progetto sono soprattutto la disponibilità economica, l’accesso alla casa e la condizione lavorativa.

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