349notizie oggi Scopri i vantaggi
Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Microcitoma, la nuova combinazione porta la sopravvivenza oltre 21 mesi

Lo studio DeLLphi-305 segnala un calo del 58% del rischio di morte con tarlatamab e durvalumab nei pazienti senza progressione dopo la prima terapia.

La sopravvivenza globale mediana è salita a 21,1 mesi, contro i 12,7 mesi ottenuti con il solo durvalumab. È il dato più rilevante dello studio DeLLphi-305, che ha evidenziato anche una riduzione del 58% del rischio di morte nei pazienti con carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio esteso.

I risultati, accolti dagli applausi durante la presentazione, sono stati illustrati al Congresso 2026 della European Society for Medical Oncology, a Madrid, nel corso di un Simposio Presidenziale. Gli stessi dati sono stati pubblicati contemporaneamente sul New England Journal of Medicine.

Offerta del giorno25 ottobre

Rowenta

-20% sulle aspirapolveri da Rowenta

Scade tra 67 giorni
********


Un vantaggio di oltre otto mesi

La ricerca di fase 3 ha valutato tarlatamab, commercializzato da Amgen con il nome Imdylltra, insieme a durvalumab di AstraZeneca, noto come Imfinzi. La combinazione è stata somministrata come trattamento di mantenimento a pazienti che non avevano mostrato progressione dopo una prima fase con durvalumab, chemioterapia a base di platino ed etoposide.

Con un periodo mediano di osservazione vicino ai 16 mesi, il rapporto di rischio è risultato pari a 0,42, con intervallo di confidenza al 95% compreso tra 0,32 e 0,54 e valore p inferiore a 0,001. Secondo i dati presentati, circa l’80% dei pazienti era ancora vivo a un anno.


Un possibile cambio di strategia

Marcello Tiseo, direttore dell’Unità operativa complessa di Oncologia medica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma e professore ordinario all’Università di Parma, ha definito il risultato particolarmente rilevante per una malattia dalla prognosi severa. A suo giudizio, l’introduzione dell’immunoterapia aveva finora aggiunto soltanto due o tre mesi alla sopravvivenza mediana, portandola attorno a 12-13 mesi.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.

Il beneficio della combinazione è stato osservato anche in gruppi considerati più difficili da trattare, compresi i pazienti con metastasi cerebrali o epatiche. «Nel carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio esteso, la sopravvivenza è una priorità assoluta», ha commentato Tiseo, sottolineando che il risultato rappresenta il maggiore guadagno mediano ottenuto finora rispetto a un precedente trattamento di riferimento.


Gli effetti indesiderati sotto esame

Eventi avversi correlati alla terapia di grado 3 o superiore sono comparsi nel 20,9% dei pazienti che hanno ricevuto la combinazione, contro il 10,8% del gruppo trattato con il solo durvalumab. Tra gli effetti più frequenti sono stati segnalati la riduzione dei neutrofili, la diminuzione dell’appetito, la neutropenia, l’astenia e il calo di peso.

La sindrome da rilascio di citochine ha riguardato il 49,6% dei pazienti sottoposti a tarlatamab: nella maggior parte dei casi era di grado 1, pari al 41,8%, oppure di grado 2, pari al 7,4%. Si è registrato un solo episodio di grado 3, lo 0,4%, e nessun caso di grado 4 o superiore. La neurotossicità associata alle cellule effettrici immunitarie ha interessato l’1,1% dei pazienti, senza episodi di grado 3 o più grave.

Per Jay Bradner, vicepresidente esecutivo di Amgen con delega alla ricerca, allo sviluppo, all’intelligenza artificiale e ai dati, il superamento dei 21 mesi di sopravvivenza mediana potrebbe incidere sui futuri criteri di trattamento. L’azienda ha fatto sapere di voler sottoporre rapidamente i risultati alle autorità regolatorie internazionali.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere