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Cronaca 2 min di lettura15 ott

Microbiota, la svolta in medicina: il test che diventerà ordinario

Mauro Minelli indica nell’analisi del microbioma una futura pratica diagnostica comune e chiede di unire politiche agricole, salute e qualità del cibo.

L’analisi del microbiota intestinale potrebbe entrare nella pratica medica quotidiana, accanto agli esami già più comuni come glicemia e creatinina. A indicare questa prospettiva è Mauro Minelli, immunologo e professore di Nutrizione clinica all’Università Lum “Giuseppe Degennaro”, intervenuto in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione.

Secondo l’esperto, il modo di valutare il rapporto tra cibo e salute sta cambiando profondamente: non bastano più il conteggio delle calorie, la quantità di carboidrati o il bilancio dei grassi. Il cibo interagisce infatti con l’ecosistema di microrganismi che vive nell’intestino e che contribuisce al funzionamento del sistema immunitario e all’equilibrio metabolico.

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Il microbiota entra nella diagnosi

Minelli descrive il passaggio come un ampliamento della medicina nutrizionale, non come una cancellazione delle conoscenze costruite in passato. Nel mirino finiscono invece le diete eccessivamente restrittive e i test privi di solide basi scientifiche, compresi quelli utilizzati per individuare presunte “intolleranze” attraverso metodi non validati.

La direzione indicata dal medico è quella di una valutazione più precisa dell’ecosistema intestinale. L’esame del microbioma, spiega, potrà offrire informazioni molecolari utili a sostenere la varietà dei batteri intestinali e a contrastare l’infiammazione persistente, evitando eliminazioni alimentari casuali. “La nuova frontiera è inclusiva e rigorosa”, afferma Minelli.


La salute parte dalla terra

La qualità della dieta, nella sua lettura, non può essere separata dalle condizioni dei terreni agricoli. Un suolo biologicamente attivo può favorire la produzione di alimenti ricchi di fibre complesse, composti fenolici e altre sostanze bioattive, capaci di interagire con i microrganismi intestinali e di stimolare la formazione di metaboliti protettivi.

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Al contrario, l’impoverimento dei terreni rischia di ridurre anche il potenziale benefico degli alimenti, con ricadute sulle malattie croniche e sui relativi costi sanitari e sociali. “Non esiste salute dell’uomo senza salute del suolo”, osserva l’immunologo, richiamando la prospettiva che considera insieme benessere umano, ambiente e agricoltura.


Serve una strategia comune

Da qui nasce l’appello a superare la separazione tra competenze e settori. Per Minelli, Ministero dell’Agricoltura, Ministero della Salute e amministrazioni regionali dovrebbero considerare congiuntamente sviluppo rurale, immunonutrizione e valore agronomico delle materie prime.

La Giornata mondiale dell’alimentazione diventa così l’occasione per proporre un accordo più stretto tra agricoltori e professionisti della salute. La tutela della biodiversità dei suoli, conclude l’esperto, è legata alla possibilità di preservare anche l’equilibrio dell’intestino e una vita sana e attiva.

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