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Cronaca 2 min di lettura2 ore fa

Melanoma, il vaccino personalizzato taglia il rischio del 42%

A Madrid presentati i risultati di uno studio internazionale di fase 3: l’aggiunta del trattamento all’immunoterapia riduce le probabilità di ricaduta nei pazienti ad alto rischio.

Il dato più rilevante riguarda i pazienti operati per un melanoma ad alto rischio: rispetto alla sola immunoterapia, l’aggiunta di un vaccino personalizzato a mRNA ha ridotto del 42% il rischio di eventi legati alla malattia. Il risultato, riferito a 24 mesi, è emerso da uno studio internazionale di fase 3 presentato al congresso della Società europea di oncologia medica, a Madrid.

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Il vantaggio misurato dopo 24 mesi

La sperimentazione ha confrontato la combinazione del vaccino con pembrolizumab rispetto alla terapia immunologica standard. L’analisi ha evidenziato anche una diminuzione del 38% del rischio di sviluppare metastasi a distanza nello stesso periodo di osservazione.

Michele Del Vecchio, responsabile dell’Oncologia medica Melanomi dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano, ha sottolineato che il trattamento combinato «migliora i risultati nei pazienti operati per melanoma ad alto rischio». Il centro milanese, inoltre, è quello che ha arruolato il maggior numero di pazienti al mondo nello studio.


Un vaccino costruito sul tumore

Il preparato viene sviluppato utilizzando il tessuto tumorale della singola persona. In questo modo punta a stimolare le difese immunitarie contro neoantigeni specifici, cioè caratteristiche presenti nelle cellule malate e utili a distinguerle da quelle sane.

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L’obiettivo è rafforzare la capacità dei linfociti di individuare ed eliminare eventuali cellule tumorali rimaste dopo l’intervento. La strategia mira così a contenere la possibilità che il melanoma torni a manifestarsi, sfruttando una risposta immunitaria personalizzata.


La terapia resta riservata a pazienti selezionati

Il trattamento non è destinato indistintamente a tutte le persone con melanoma. L’approccio è stato studiato per pazienti sottoposti a un intervento chirurgico radicale e considerati esposti a un’elevata probabilità di recidiva.

Secondo Del Vecchio, i risultati presentati sostengono il ruolo dell’integrazione tra immunoterapia e vaccino personalizzato in questa specifica categoria di malati. La riduzione osservata riguarda sia la sopravvivenza libera da malattia sia il rischio di comparsa di metastasi lontane.

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