Medici, l’esodo supera i pensionamenti: il bivio del Ssn
Nel 2025 le uscite volontarie hanno raggiunto livelli mai visti, mentre il ricambio generazionale procede senza riuscire a colmare le profonde differenze tra Nord e Sud.
Il 2025 potrebbe rappresentare l’inizio di una fase decisiva per il Servizio sanitario nazionale. «Il 2025 ci consegna un segnale d'allarme che nessuno può permettersi di ignorare. Il 2026 ci dirà se si è trattato di un incidente di percorso o dell'inizio di una frana», ha affermato Pierino Di Silverio, segretario nazionale di Anaao Assomed, chiedendo di investire sui professionisti che continuano a lavorare nel sistema pubblico.
Secondo il dirigente sindacale, il problema non coincide con la normale mobilità del personale. «Non si tratta di una fisiologica mobilità professionale, ma di un vero e proprio esodo», ha detto, indicando tra le cause i turni pesanti, gli stipendi inferiori agli standard europei, il rischio di esaurimento psicofisico, la burocrazia e le aggressioni negli ospedali. A lasciare, ha sottolineato, sono soprattutto medici ancora nel pieno dell’attività, con un’età media vicina ai 48 anni.
Il ricambio non basta a fermare l’esodo
L’analisi realizzata dal Centro Studi Anaao Assomed prende in esame l’evoluzione del personale medico ospedaliero tra il 2015 e il 2025. Nell’ultimo anno considerato, le dimissioni volontarie sono state 3.767, contro 2.876 pensionamenti: è la prima volta nell’intero decennio che il primo dato supera il secondo.
La crescita rispetto al 2024 è stata del 150%, quando le dimissioni erano state 1.503. Nel 2025 le uscite volontarie hanno interessato il 3,5% dei medici in servizio, una quota mai raggiunta neppure nei periodi più difficili dell’emergenza pandemica. Il rapporto utilizza informazioni Onaosi, Conto annuale dello Stato e Mef per ricostruire assunzioni, cessazioni e trasformazioni demografiche del personale.
Il ricambio generazionale, intanto, ha prodotto effetti misurabili. Tra il 2015 e il 2024 l’età media è scesa di 2 anni e 7 mesi tra gli uomini e di 2 anni e 4 mesi tra le donne, mentre gli organici sono saliti da 105.380 a 108.243 unità, con un incremento del 2,7%.
Un ruolo rilevante è stato attribuito al Decreto Calabria, sostenuto da Anaao Assomed, che dal 2019 al 2025 ha favorito l’ingresso di quasi 10.000 giovani medici. In alcuni periodi, questi ingressi hanno rappresentato il 43% delle assunzioni a tempo determinato. Il vantaggio, tuttavia, rischia di essere compromesso dalle uscite anticipate: ogni 100 assunzioni a tempo indeterminato effettuate nel 2025, 43 medici hanno lasciato volontariamente il Ssn e 77 sono usciti complessivamente per pensionamento o altre ragioni.
Le regioni più esposte
Il fenomeno riguarda 12 regioni su 20, dove nel 2025 il numero dei medici dimissionari ha superato quello dei colleghi arrivati al pensionamento. Il divario è particolarmente ampio in Lazio, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Sardegna: in questi territori le dimissioni risultano comprese tra 2,4 e 3,3 volte i pensionamenti.
La distribuzione del personale conferma inoltre una frattura territoriale persistente. Nel periodo esaminato, il Centro-Nord ha guadagnato 4.029 medici, pari a una crescita del 5,9%, mentre il Mezzogiorno ne ha persi 1.166, con una diminuzione del 3,1%.
Le riduzioni più consistenti degli organici sono state registrate in Basilicata, con un calo del 24,6%, in Molise, che ha perso il 17,2%, in Valle d’Aosta, scesa del 14,2%, e in Calabria, diminuita del 12,6%. Per Anaao Assomed, questi dati rendono necessari interventi specifici per garantire una presenza più equilibrata dei medici sul territorio.
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Anche i trasferimenti tra aziende sanitarie sono stati esaminati dallo studio. Le variazioni osservate risentono delle riorganizzazioni intervenute tra il 2016 e il 2017 e degli effetti lasciati dalla pandemia; una volta esclusi questi elementi straordinari, la serie storica appare sostanzialmente stabile, con una lieve riduzione negli anni più recenti.
Dieci richieste per il Servizio sanitario
Per contrastare le dimissioni, il sindacato propone di rendere permanente il Decreto Calabria e di trasformare la formazione specialistica in un contratto di formazione-lavoro. Tra le priorità indica anche l’eliminazione del tetto alla spesa per il personale, giudicato un ostacolo alle assunzioni, e un adeguamento delle retribuzioni attraverso la detassazione del salario accessorio, il rafforzamento dell’indennità di specificità e il rinnovo puntuale dei contratti.
Il pacchetto comprende una revisione della responsabilità professionale, con la limitazione della punibilità penale ai casi di dolo e colpa grave, oltre a misure per rendere più sicuri i pronto soccorso e applicare con maggiore rigore le norme contro le aggressioni. L’organizzazione degli spazi ospedalieri dovrebbe essere rivista con lo stesso obiettivo.
Anaao Assomed chiede inoltre di proteggere riposi e genitorialità, rafforzare i servizi di welfare e valorizzare il tempo dei professionisti, in un sistema con una presenza femminile crescente. Per le aree più svantaggiate e per il Mezzogiorno vengono proposti incentivi economici e di carriera, accompagnati da un osservatorio nazionale permanente capace di seguire le motivazioni delle dimissioni e le destinazioni successive dei medici.
L’ultima parte del piano riguarda la modernizzazione della professione, da rendere più flessibile e riconosciuta, e una nozione più ampia di sicurezza sul lavoro. Non soltanto protezione dagli infortuni, dunque, ma anche sostenibilità psicofisica, stabilità contrattuale e possibilità di crescita professionale.
Il dato che cambia la prospettiva
La combinazione tra nuove assunzioni e uscite anticipate descrive una pressione crescente sugli organici. Il ricambio ha ringiovanito in parte il personale, ma non ha impedito che una quota significativa dei medici appena stabilizzati o già in servizio decidesse di abbandonare il sistema pubblico.
Il quadro nazionale e quello regionale provengono dall’elaborazione decennale del Centro Studi Anaao Assomed, che ha incrociato dati demografici, assunzioni, pensionamenti, dimissioni e altre cessazioni. L’obiettivo dello studio è misurare come sia cambiata la disponibilità di medici negli ospedali italiani tra il 2015 e il 2025, in una fase segnata prima dalle riorganizzazioni del sistema e poi dall’emergenza pandemica.
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