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Cronaca 1 min di lettura6 giorni fa

Lingua italiana, il vuoto che resiste da 20 anni: il racconto di Irina Turcanu

Arrivata in Italia da ragazzina, oggi Irina Turcanu denuncia quanto poco sia cambiato per gli studenti che non conoscono la lingua: più norme, ma nella pratica resta decisivo l’impegno personale degli insegnanti.

Irina Turcanu guarda alla scuola italiana di oggi con lo stesso disagio di quando, da adolescente, si trovò a dover imparare una lingua nuova senza un sostegno davvero strutturato. Il problema, racconta, non è scomparso: per chi entra in classe senza parlare italiano, l’aiuto continua a dipendere soprattutto dalla disponibilità dei docenti.


Un percorso personale diventato denuncia

La scrittrice, di origini romene, è arrivata in Italia da giovane e ha vissuto in prima persona le difficoltà di chi deve costruirsi un posto a scuola partendo da zero. Oggi, da insegnante, osserva che la situazione degli alunni stranieri non è stata rivoluzionata come ci si potrebbe aspettare.

Nel suo racconto, il punto centrale è la distanza tra ciò che esiste sulla carta e ciò che accade davvero nelle aule. In oltre 20 anni, spiega, gli strumenti pensati per accompagnare gli studenti che non parlano italiano hanno fatto passi avanti solo formali.

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La scuola si affida ancora ai docenti

Secondo Turcanu, quando manca una rete solida di supporto, tutto finisce per poggiare sulla sensibilità individuale. È qui che entra in gioco quello che lei definisce, in sostanza, il “buon cuore” degli insegnanti: un fattore importante, ma insufficiente per risolvere un problema che riguarda l’accesso stesso all’istruzione.

Il messaggio che emerge dal suo intervento è netto: il tema dell’integrazione linguistica resta aperto, e la scuola continua a muoversi più grazie all’impegno personale che a un sistema davvero efficace. Per chi arriva senza conoscere l’italiano, dunque, il percorso resta ancora troppo fragile e diseguale.

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