Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Ghiacciai, l’allarme di Mercalli: il conto alla rovescia è già iniziato

Il climatologo avverte che la riduzione annuale dei ghiacci alpini impone nuove scelte per garantire acqua a città, agricoltura e territori.

Il 2026 ha segnato un nuovo primato termico in Italia e nell’Europa occidentale, dopo una sequenza di estati sempre più difficili da gestire. Per Luca Mercalli, ospite di Che tempo che fa, il dato non riguarda soltanto le temperature: il riscaldamento sta consumando una riserva d’acqua decisiva per le Alpi.


Il caldo non concede tregua

Mercalli ha ricordato come l’estate del 2003, allora considerata senza precedenti, avesse aperto una nuova fase climatica nel Mediterraneo settentrionale. In quell’occasione Parigi e Milano raggiunsero per la prima volta i 40 gradi e le ondate di calore provocarono 71mila vittime.

Negli anni successivi non sono mancati episodi estremi, anche se spesso concentrati in periodi più brevi. Il 2022 è stato segnato soprattutto dalla siccità, mentre il 2026 ha superato i primati precedenti per intensità del caldo, secondo la ricostruzione fornita dal climatologo durante la trasmissione.


La riserva alpina si assottiglia

Il ghiacciaio svolge un ruolo essenziale nel ciclo dell’acqua: durante i mesi freddi conserva neve e ghiaccio, poi rilascia risorse proprio quando la siccità e le alte temperature aumentano la domanda. Questo meccanismo ha sostenuto per lungo tempo i corsi d’acqua e le attività agricole delle vallate alpine.

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L’esempio citato da Mercalli riguarda la Dora Baltea. In un’annata caratterizzata da una siccità molto severa, il fiume proveniente dalla Valle d’Aosta è rimasto praticamente l’unico corso d’acqua in piena nel bacino del Po, contribuendo a rifornire le campagne e le risaie. La riduzione dei ghiacci, però, mette in discussione proprio questa funzione di emergenza.


Acqua, una scelta non più rinviabile

«Noi perderemo i ghiacciai, questo ormai è certo», ha affermato Mercalli, spiegando che ogni anno viene perso circa il 3% della massa glaciale. Se il processo continuerà, le Alpi potrebbero assumere caratteristiche simili a quelle appenniniche, dove restano soltanto tracce minime di ghiaccio sul Gran Sasso.

Per questo, secondo il climatologo, la pianificazione deve cominciare subito. Tra le ipotesi indicate figura il potenziamento della raccolta dell’acqua piovana e il ritorno al tema degli invasi, opere complesse ma realizzabili in alcuni siti. Dalla disponibilità idrica dipendono gli acquedotti, i servizi urbani e un’agricoltura di qualità: la perdita delle produzioni d’eccellenza italiane avrebbe conseguenze rilevanti sull’intero sistema.

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