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Cronaca 3 min di lettura17 ore fa

Garlasco, il Dna sui pedali riapre il caso: l’ombra dello scambio

Le nuove valutazioni sui dati originali dei Ris accostano la traccia della bicicletta al campione del cucchiaino usato da Chiara Poggi.

La possibile assenza del materiale genetico di Chiara Poggi sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi cambia il peso di uno degli elementi investigativi più discussi del caso Garlasco. Le verifiche recenti sui dati originali delle analisi del 2007 hanno infatti messo in evidenza una corrispondenza quantitativa con il campione prelevato da un cucchiaino trovato sul divano della vittima.

Secondo quanto riferito dalla procura il 28 settembre, le controanalisi eseguite subito dopo l’omicidio avrebbero escluso sui pedali la presenza di Dna riconducibile a Chiara. Se confermata, questa circostanza avrebbe potuto incidere già allora sulla posizione di Stasi, mentre il risultato inizialmente valorizzato dagli investigatori contribuì a orientare le indagini.


Il dato che riporta i pedali al centro

La bicicletta Umberto Dei, di colore bordeaux e da uomo, fu uno dei reperti decisivi nella fase iniziale dell’inchiesta. Il 24 settembre 2007 Stasi venne arrestato, a due settimane dalla morte di Chiara, anche in relazione al materiale genetico individuato sulla pedaliera.

Per i Ris di Parma quella traccia era compatibile con il sangue della giovane. La difesa, invece, contestò che fosse possibile dimostrare senza margini di dubbio la presenza dell’emoglobina di Chiara. Il gip accolse quella posizione e, dopo quattro giorni di custodia a Vigevano, dispose la liberazione di Stasi.


Cucchiaino e bicicletta, stessa quantità

La pedaliera tornò a essere esaminata nel processo d’appello del 2014. L’ipotesi del sangue venne abbandonata, ma rimase la presenza di materiale genetico: tra le possibilità considerate comparve anche la saliva, una spiegazione che lasciava aperta una domanda concreta, cioè come potesse essere finita sui pedali.

La risposta potrebbe essere collegata a due campioni analizzati nello stesso giorno. Il numero 29 riguardava il cucchiaino rinvenuto sul divano, presumibilmente utilizzato da Chiara durante la colazione; l’altro, indicato come “bu_p”, era relativo ai pedali. Nei rapporti dei Ris entrambi risultavano composti dalla medesima quantità di Dna esclusivamente femminile: 2,78 ng/ml.

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L’ipotesi dell’errore resta aperta

Gli inquirenti hanno considerato rilevante non soltanto la quasi identità del quantitativo, ma anche il fatto che i due campioni fossero stati sottoposti all’elettroforesi nella stessa giornata. A distanza di 18 anni, tuttavia, non è possibile stabilire con certezza che ci sia stato uno scambio tra il reperto della bicicletta e quello del cucchiaino.

La procura ha comunque segnalato una serie di risultati non coerenti con ciò che ci si sarebbe attesi. Le nuove letture dei documenti e dei dati grezzi attribuiscono così un significato diverso a elementi già presenti negli atti, mentre le controanalisi, secondo quanto emerso soltanto quasi vent’anni dopo, avrebbero indicato l’assenza del Dna della vittima sui pedali.


Le reazioni degli ex protagonisti

Luciano Garofano, ex generale, ha respinto ogni sospetto sul lavoro svolto dai Ris di Parma. Interpellato da Adnkronos, ha detto: «Ho la certezza granitica di poter escludere qualsiasi manipolazione, qualsiasi depistaggio, qualsiasi accantonamento di atti». Ha inoltre difeso l’operato dei collaboratori che eseguirono materialmente gli accertamenti per la procura di Vigevano.

Stasi, attraverso i suoi avvocati, chiede invece che siano chiarite anche le eventuali responsabilità legate alla gestione delle analisi. I legali sostengono che gli esami del settembre 2007 abbiano indirizzato in modo irreversibile l’inchiesta e auspicano che una vicenda simile non possa ripetersi.

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