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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Figli desiderati, ma rinviati: l’Italia perde 130mila nascite

Il calo della natalità convive con un rapido invecchiamento demografico e mette sotto pressione lavoro, pensioni e servizi sociali

Avere figli resta un progetto per molte donne, ma trasformarlo in realtà diventa sempre più difficile. Il 68% delle italiane tra i 25 e i 34 anni afferma infatti di non riuscire ad avere il numero di figli che vorrebbe, soprattutto per ostacoli legati a reddito, abitazione e occupazione.

Il problema, dunque, non riguarda soltanto le scelte individuali. Le condizioni economiche e lavorative contribuiscono a rinviare la maternità, mentre il Paese si trova a fare i conti con una riduzione costante delle nascite e con un aumento della popolazione anziana.

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Meno giovani, più pressione sul sistema

La trasformazione demografica ha effetti diretti sull’equilibrio tra chi lavora e chi riceve una pensione. Attualmente, ogni 100 occupati devono sostenere 62 pensionati; inoltre, a fronte di 100 persone prossime all’uscita dal lavoro, si contano appena 64 giovani potenzialmente destinati a rimpiazzarle.

Un numero più basso di lavoratori significa una base contributiva più ridotta per finanziare pensioni e servizi. La denatalità, quindi, non incide soltanto sulla composizione della popolazione, ma coinvolge anche il mercato del lavoro e il sistema di welfare.


Il futuro sarà molto più anziano

Le proiezioni demografiche delineano un ulteriore squilibrio nei prossimi decenni. Oggi le persone con almeno 65 anni rappresentano il 25% degli abitanti; entro il 2050 la quota dovrebbe salire al 35%.

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Nello stesso periodo, la fascia fino a 14 anni scenderà all’11%. Il rapporto tra anziani e giovanissimi, già pari a 216 ogni 100, potrebbe così arrivare a 339 ogni 100 nel 2050.


Dieci anni di nascite in meno

Tra il 2014 e il 2024 il numero dei nuovi nati è diminuito del 26%, passando da circa 500 mila a circa 370 mila. Il confronto con il 2008, quando si raggiunse il massimo del decennio con 576mila nascite, rende ancora più evidente la portata della contrazione: il calo supera il 35%.

Nello stesso arco temporale la popolazione residente ha già perso il 2,3%. I dati PwC e Istat sono stati illustrati a Napoli durante il Forum della famiglia e della natalità, dove è emerso il quadro di un’Italia stretta tra culle meno numerose e una progressiva crescita dell’età media.

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