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Cronaca 2 min di lettura2 ore fa

Favignana, il pizzo partiva dalla cella: 20mila euro e quattro in carcere

La vittima sarebbe stata minacciata e aggredita tra il 2024 e il 2026, anche attraverso telefonate e una videochiamata organizzate dal penitenziario.

Una richiesta di denaro costruita anche attraverso comunicazioni partite dal carcere di Favignana. È il quadro emerso dall’indagine dei carabinieri di Alcamo, affiancati dal Nucleo investigativo regionale di Palermo, che ha portato a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per quattro persone accusate di estorsione e rapina aggravata.

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La vittima avrebbe pagato 20mila euro

Secondo gli investigatori, la persona offesa sarebbe stata sottoposta per un periodo compreso tra il 2024 e il 2026 a minacce, pressioni e in alcuni casi anche violenze fisiche. Le somme consegnate, in contanti o tramite ricariche su diverse carte Postepay, ammonterebbero ad almeno 20.000 euro.

L’inchiesta è coordinata dalla Procura di Trapani e ha preso avvio nel febbraio 2026. In circa tre mesi sono state svolte intercettazioni, registrazioni video e attività di osservazione sul territorio, partendo dai sospetti su un pregiudicato di Alcamo detenuto nella struttura penitenziaria dell’isola.


Una videochiamata per aumentare la pressione

Le verifiche avrebbero poi coinvolto altri tre indagati, anch’essi collegati al carcere di Favignana. Tre persone erano già ristrette per altri procedimenti, mentre la quarta si trovava in regime di semilibertà quando è stata raggiunta dal provvedimento del giudice per le indagini preliminari.

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L’accusa sostiene che all’interno del penitenziario fossero utilizzati telefoni e schede introdotti o posseduti illegalmente. In una delle circostanze ricostruite, il principale indagato avrebbe incaricato gli altri tre, durante un periodo di permesso, di individuare la vittima e predisporre una videochiamata dalla prigione: l’obiettivo sarebbe stato rendere più concreta la minaccia di ritorsioni e rafforzare la richiesta di denaro.


L’indagine tra intercettazioni e controlli

Gli elementi raccolti dai carabinieri avrebbero permesso di delineare un’attività estorsiva organizzata direttamente da persone detenute, con il coinvolgimento operativo degli altri sospettati. La Procura contesta anche l’aggravante legata alla rapina, inserita insieme all’estorsione nell’ordinanza cautelare.

Il provvedimento non rappresenta una condanna definitiva. Le contestazioni dovranno essere valutate nel corso del procedimento, mentre gli accertamenti hanno ricostruito sia il ruolo attribuito ai quattro indagati sia i passaggi attraverso cui la vittima avrebbe trasferito il denaro.

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