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Cronaca 2 min di lettura13 ott

Fascette ai piedi, fuga e accuse: arrestato per tortura nel Torinese

La donna è riuscita a chiedere aiuto dopo una notte di violenze e ha raggiunto l’ospedale ancora immobilizzata alle caviglie.

Un gancio fissato alla parete, una pistola a gas e un dispositivo elettrico ricavato da una racchetta antizanzare: sono alcuni degli elementi sequestrati dai carabinieri nell’abitazione della coppia nel Torinese. L’uomo, trovato mentre riordinava i locali, è apparso agli investigatori sotto l’effetto di sostanze e avrebbe sostenuto che anche la compagna ne avesse assunte.

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La casa mostra i segni della colluttazione

Gli ambienti erano sottosopra, una condizione che gli inquirenti considerano compatibile con una possibile lotta. Secondo quanto riferito dal proprietario, il gancio sarebbe servito a mantenere la donna sospesa per i polsi.

Nel corso della perquisizione sono stati recuperati anche numerosi proiettili per l’arma a gas e oggetti destinati a pratiche sessuali estreme, tra cui strumenti con punte e catene metalliche. Il dispositivo elettrico, invece, sarebbe stato ottenuto modificando una racchetta usata contro gli insetti.


La fuga dopo ore di violenze

La donna è riuscita ad allontanarsi e a chiedere soccorso con le fascette ancora serrate alle caviglie. Trasportata all’ospedale di Chieri, presentava ferite diffuse, tracce compatibili con una presa al collo e un trauma al volto.

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Ai sanitari avrebbe raccontato di essere stata colpita, immobilizzata e sottoposta a violenze per circa 12 ore, nonostante il suo dissenso. «Gli dicevo di fermarsi», avrebbe riferito agli operatori, che hanno quindi informato i carabinieri.


Dall’incontro concordato all’arresto

La versione raccolta dagli investigatori è che i due avessero programmato un incontro intimo con pratiche particolari. Durante la serata, però, il compagno avrebbe oltrepassato i limiti stabiliti, usando il dispositivo elettrico e una pistola ad aria compressa, oltre a picchiare e stringere il collo della donna.

I militari hanno raggiunto l’abitazione dopo aver ascoltato la vittima e hanno proceduto nei confronti dell’uomo. Il giudice per le indagini preliminari ha convalidato la misura cautelare: il compagno è stato trasferito in carcere con l’accusa di tortura.

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