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Cronaca 2 min di lettura46 min fa

Fakir, i soccorritori senza responsabilità secondo i consulenti

La relazione difensiva attribuisce il decesso a cocaina e cardiopatia, stimando all’1,5% la possibilità di sopravvivenza.

I consulenti dei volontari della Croce Rossa hanno escluso responsabilità nel decesso di Abderrahim Fakir.

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La stima sulla sopravvivenza

Secondo la valutazione del medico legale Benedetto Vergari e del cardiologo Giovanni Maria Puddu, un intervento rianimatorio eseguito nelle condizioni ideali avrebbe offerto a Fakir una probabilità di sopravvivenza dell’1,5%. La percentuale è molto inferiore al 15% indicato nella consulenza dei tecnici incaricati dalla Procura di Bologna.

I due specialisti hanno inoltre ritenuto priva di incidenza sul decesso l’assenza di ossigenazione durata circa quattro minuti. La rimozione delle manette, precisano, non spettava ai soccorritori ma agli agenti di polizia intervenuti sul posto.


Le condizioni di Fakir

La morte del 42enne, avvenuta a Bologna il 19 luglio dopo che era stato immobilizzato dalla polizia, viene collegata nella relazione a una massiccia emorragia alveolare provocata da un’intossicazione acuta da cocaina. A questo quadro si sarebbe aggiunta una grave cardiopatia ischemica.

Per i consulenti della difesa, si trattava di una situazione clinica che l’equipaggio del 118 non avrebbe potuto fermare. La loro conclusione è che non vi sia stato alcun rapporto causale, nemmeno parziale, tra l’intervento dei volontari e la morte.

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I tempi dei soccorsi

Vergari e Puddu hanno giudicato “adeguata in rapporto alle circostanze” l’azione degli operatori, sia per la rapidità dell’arrivo sia per le tecniche rianimatorie impiegate. Hanno anche respinto l’ipotesi di un ritardo nell’avvio delle manovre.

Quando l’equipaggio è intervenuto, Fakir presentava ancora polso e pressione rilevabili, seppure a livelli molto bassi. L’ambulanza, secondo la ricostruzione depositata, aveva ricevuto un codice di bassa gravità, era arrivata entro i tempi previsti e aveva richiesto subito il supporto dell’automedica.


La relazione dei consulenti

Le valutazioni sono contenute in un documento aggiuntivo di 19 pagine, predisposto rispetto alla consulenza già acquisita agli atti dalla Procura di Bologna. Vergari e Puddu assistono i volontari, difesi dall’avvocato Mario Simoni.

La relazione sostiene quindi che le manovre compiute siano state tempestive e appropriate e che il decesso dipenda esclusivamente dalla combinazione tra l’intossicazione e la patologia cardiaca preesistente.

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