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Cronaca 3 min di lettura1 ora fa

Fabri Fibra e la rabbia dei giovani: «A vent’anni hai meno da perdere»

Dal costo degli affitti alla pressione dei consumi, il rapper spiega perché comprende le proteste dei ventenni e ritiene che il disagio sia esploso troppo tardi.

Affitti sempre più pesanti, retribuzioni ferme e l’obbligo di sostenere spese continue per non sentirsi esclusi: è questo, secondo Fabri Fibra, il terreno da cui nasce la rabbia dei ragazzi scesi in strada. Il rapper ne ha parlato a Sanremo, dove partecipa per la prima volta alla serata conclusiva del Premio Tenco.

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Il futuro si ferma davanti all’affitto

Fibra ha osservato che le mobilitazioni giovanili sarebbero arrivate con molto ritardo rispetto alla gravità delle condizioni vissute da molti ventenni. A suo avviso, tra il primo impiego e la vita adulta il margine economico resta troppo ridotto: anche uno stipendio cresciuto nel tempo non basta quando una parte consistente del reddito finisce per pagare la casa.

Nel ricordare la propria esperienza, ha spiegato di aver lavorato a 21 anni in un’azienda di provincia per 1.200 euro. Dopo 25 anni, ha aggiunto, una paga da 1.800 euro lascia comunque poco spazio, considerando che circa 1.000 euro possono essere assorbiti dall’affitto. A questo si sommano il carovita e il costo della socialità, tra telefono, uscite e altre spese necessarie per non rimanere ai margini.

«A vent’anni hai meno da perdere. E poi a trenta molti sono già rassegnati», ha detto il rapper, sintetizzando così la differenza tra la rabbia di chi è ancora all’inizio e la rassegnazione che può arrivare con il passare degli anni.


La pressione di mostrarsi sempre

Secondo Fibra, il disagio attuale non riguarda soltanto il lavoro o l’abitazione. I ragazzi crescono dentro una dimensione dominata dai social, dove il confronto è permanente e il giudizio degli altri sembra non interrompersi mai. Il consumo, inoltre, viene presentato come una condizione per sentirsi parte della società.

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Il rapper ha messo in relazione questo scenario con la propria giovinezza, trascorsa sotto messaggi che promettevano successo a chi avesse avuto abbastanza fiducia e spirito d’iniziativa. Lui, però, racconta di non aver trovato un posto nella cosiddetta normalità professionale: la musica gli ha offerto un’opportunità che altrimenti non avrebbe avuto.

Pur ammettendo di non poter comprendere fino in fondo l’esperienza dei giovani di oggi, Fibra ha detto di rispettarne la collera. La sua storia, ha ricordato, è stata segnata da continui sacrifici: arrivato a Milano dalla provincia, ha cambiato casa più di quindici volte, passando a soluzioni più grandi soltanto quando i guadagni lo permettevano.


«In Italia» torna nelle piazze

A conferma della continuità di certe difficoltà, nelle proteste recenti è riemersa anche «In Italia», brano pubblicato nel 2008 insieme a Gianna Nannini e riproposto nel 2024 con Baby Gang ed Emma. Fibra ha ricordato con ironia che la prima versione veniva giudicata troppo pessimista, mentre quella più recente è stata accolta come sorprendentemente ottimista.

Il tema centrale della canzone, però, resta attuale secondo l’artista: quanto deve lavorare una persona per evitare di passare dieci ore al giorno in fabbrica per 1.600 euro? E quanti pacchi deve consegnare prima di considerare alternative illegali per guadagnare di più? Sono interrogativi che, a suo giudizio, continuano a descrivere il rapporto difficile tra lavoro, reddito e possibilità di costruire una vita dignitosa.

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