Due pistole e simboli nazisti: il caso del 19enne arrestato nel Pavese
Il giovane, ritenuto vicino a gruppi skinhead radicali, è accusato di propaganda razzista e istigazione alla violenza: sequestrate anche armi bianche e materiale fascista.
Un arsenale e documenti legati alla propaganda neonazista hanno portato in carcere un 19enne del Pavese. Durante la perquisizione sono state trovate due pistole, un fucile automatico, sciabole, coltelli e pugnali, oltre a bandiere con svastiche, simboli delle SS e pubblicazioni riconducibili a Hitler e Mussolini.
Il ragazzo, considerato vicino ad ambienti skinhead radicali, è accusato di propaganda e istigazione a delinquere per motivi razziali, etnici e religiosi. Si trova ora nel carcere di Voghera, a disposizione della Procura di Pavia, in attesa dell’udienza di convalida.
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Il materiale sequestrato nella camera
L’operazione è stata condotta dalla Digos di Milano insieme agli investigatori di Pavia. Nel corso degli accertamenti, gli agenti hanno repertato le armi da fuoco e numerosi oggetti potenzialmente offensivi, oltre a materiale propagandistico e manuali riferibili al fascismo e al nazismo.
Tra gli elementi acquisiti figurano anche contenuti pubblicati su un profilo sociale attribuito al giovane. Le immagini mostravano armi e richiami alla simbologia fascista e nazista, contribuendo a delineare il quadro investigativo sul quale si fondano le accuse.
Dalla chat scolastica è partita l’indagine
Gli approfondimenti sono nati dall’analisi di un dispositivo sequestrato in una precedente inchiesta. Il procedimento aveva portato, il 22 aprile, all’arresto di un altro estremista pavese, ritenuto amministratore della chat WhatsApp “Terza Posizione” e indagato per la promozione di un’associazione con finalità discriminatorie, propaganda e istigazione a delinquere, con l’aggravante dell’apologia della Shoah.
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Da quel materiale gli investigatori sono arrivati alla chat scolastica “2B”, dove sarebbero comparsi messaggi razzisti, minacce e riferimenti alla violenza. In un caso, accanto a una fotografia di Adolf Hitler, sarebbe apparsa la frase «Alle docce!», richiamo ai campi di sterminio nazisti. In un altro messaggio, riferito a una persona transgender, il 19enne avrebbe scritto: «Un motivo in più per massacrarlo».
Gli altri messaggi finiti agli atti
Il decreto di perquisizione cita anche un contenuto dedicato a un attivista neonazista russo morto in carcere. Sotto la sua immagine, il giovane avrebbe pubblicato la frase «È morto un uomo non la sua idea».
L’indagine, coordinata dal pubblico ministero Alessandro Gobbis, dovrà ora passare al vaglio dell’autorità giudiziaria. Gli elementi raccolti, comprese le conversazioni e il materiale trovato nell’abitazione, sono al centro degli accertamenti che hanno preceduto l’arresto.
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