Data center e IA, il paletto di Parisi: sì solo senza danni all’ambiente
Il Nobel per la fisica chiede più ricerca pubblica, regole adeguate e un confronto politico europeo sulle conseguenze dell’intelligenza artificiale.
Sui data center non serve una bocciatura generalizzata, ma una disciplina capace di limitarne l’impatto ambientale. È questa la posizione espressa da Giorgio Parisi, che lega il futuro dell’intelligenza artificiale alla necessità di fissare condizioni precise per consumi ed energia.
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Data center, il sì passa dall’energia
Secondo il premio Nobel per la fisica, l’eventuale obbligo di garantire la neutralità energetica renderebbe queste infrastrutture meno problematiche. La questione, dunque, non sarebbe la loro esistenza, bensì il rispetto di vincoli chiari sul rapporto con l’ambiente.
«Non bisogna dire un no generale ai data center», ha affermato Parisi, aggiungendo che si può autorizzarli soltanto imponendo requisiti capaci di evitare conseguenze ambientali negative. La regolamentazione dovrebbe quindi accompagnare lo sviluppo tecnologico, invece di limitarsi a impedirlo.
Una pausa impossibile senza accordo globale
Anche l’ipotesi di rallentare la crescita dell’intelligenza artificiale, secondo Parisi, avrebbe efficacia soltanto se adottata contemporaneamente in tutto il mondo. Un’iniziativa circoscritta a pochi Paesi non riuscirebbe a produrre risultati concreti.
Il fisico considera però molto complesso raggiungere un’intesa internazionale mentre Stati Uniti e Cina sono impegnati in una competizione commerciale proprio su questo settore. Il confronto tra le due potenze rende più difficile coordinare tempi e limiti dello sviluppo.
Ricerca pubblica per capire l’IA
La preoccupazione principale di Parisi riguarda la trasformazione della ricerca sull’intelligenza artificiale in un ambito sempre più riservato alle imprese. In passato università e istituzioni pubbliche rendevano più accessibili metodi e obiettivi degli studi; oggi, invece, molte attività sono coperte dal segreto industriale.
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Per questo il Nobel ritiene necessario riportare una parte significativa della ricerca nel settore pubblico, attraverso grandi investimenti europei. Solo una maggiore conoscenza dei processi interni alle aziende, ha spiegato, consentirebbe di anticipare gli effetti futuri dell’IA: «Se questo non si riuscisse a fare, allora sarei preoccupato».
Regole e politica ancora in ritardo
Parisi considera inadeguate le norme attualmente in vigore. A suo avviso, una legislazione davvero efficace richiede prima una comprensione concreta del funzionamento dei sistemi di IA, conoscenza che non può essere affidata esclusivamente a consulenti legati alle aziende private.
Restano inoltre da affrontare conseguenze sociali definite enormi dallo scienziato. Nel dibattito politico, soprattutto in Europa, l’intelligenza artificiale occuperebbe ancora uno spazio insufficiente: «Le legislazioni attuali non sono sufficienti», ha detto Parisi, sottolineando anche l’assenza del tema dal confronto pubblico.
Le sue considerazioni sono state pronunciate a margine della cerimonia durante la quale Università e Università del Piemonte Orientale gli hanno conferito una laurea honoris causa.
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