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Cronaca 3 min di lettura1 ora fa

Crohn e colite ulcerosa, una nuova cura rimborsata: cosa cambia

Il guselkumab entra nelle opzioni rimborsate per adulti con forme moderate o severe che non hanno risposto alle terapie convenzionali o biologiche.

Per gli adulti con malattia di Crohn o colite ulcerosa moderata-severa e con risposta insufficiente alle cure già provate si apre una nuova possibilità terapeutica. In Italia è stata infatti riconosciuta la rimborsabilità di guselkumab per entrambe le malattie infiammatorie croniche intestinali.

Il farmaco, sviluppato da Johnson & Johnson, viene utilizzato contro l’interleuchina 23, una proteina coinvolta nei processi infiammatori. L’accesso riguarda pazienti che non hanno ottenuto benefici adeguati, hanno perso nel tempo la risposta oppure non tollerano i trattamenti convenzionali o biologici.

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Una nuova opzione per due malattie diverse

La colite ulcerosa interessa soprattutto la mucosa del retto e del colon, con un’infiammazione che tende a estendersi in modo continuo. Diarrea, urgenza intestinale e sangue nelle feci sono tra le manifestazioni più frequenti. Il Crohn, invece, può comparire in qualsiasi tratto dell’apparato digerente e coinvolgere l’intera parete intestinale, provocando anche fistole, ascessi e ragadi nella zona perianale.

Secondo le stime riportate nella comunicazione aziendale, in Italia circa 250.000 persone convivono con queste patologie. Negli ultimi 30 anni la loro prevalenza è aumentata dell’85%. Edoardo Vincenzo Savarino, gastroenterologo dell’Università degli Studi di Padova e segretario generale di Ig-Ibd, ha ricordato che la colite ulcerosa non può essere considerata una forma semplicemente più lieve del Crohn: le due condizioni hanno caratteristiche e percorsi clinici differenti e richiedono obiettivi terapeutici che vadano oltre il solo controllo dei sintomi.


Come cambia la somministrazione

Per la colite ulcerosa il regime previsto combina una fase iniziale per via endovenosa con la prosecuzione sottocutanea durante il mantenimento. La rimborsabilità riguarda adulti con malattia attiva di grado moderato o severo, dopo il fallimento, la perdita di efficacia o l’intolleranza alle terapie precedenti.

Nel Crohn, invece, la fase di induzione può avvenire sia per via endovenosa sia con iniezione sottocutanea; il mantenimento prosegue con la modalità sottocutanea. Guselkumab era già impiegato contro psoriasi e artrite psoriasica e, secondo quanto riferito, è il primo inibitore selettivo dell’interleuchina 23 autorizzato per la somministrazione sottocutanea sia all’inizio sia nel mantenimento della terapia contro il Crohn.

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Gli studi puntano alla remissione profonda

Il principio attivo blocca la subunità p19 dell’interleuchina 23 e, sulla base di studi in vitro, agisce anche sui recettori Cd64+ collegati alla produzione della stessa molecola. I risultati dei programmi clinici Quasar, per la colite ulcerosa, e Galaxi e Graviti, per il Crohn, sono stati presentati come elementi a sostegno dell’efficacia nei pazienti più complessi.

Nel programma Galaxi, guselkumab avrebbe mostrato percentuali più alte di remissione profonda e di guarigione della mucosa rispetto a ustekinumab, già utilizzato nel trattamento del Crohn. Lo studio Graviti ha inoltre valutato efficacia e sicurezza della somministrazione sottocutanea, con ricadute dichiarate sull’aderenza e sulla soddisfazione dei pazienti, anche nei casi di malattia fistolizzante.


Non solo sintomi, anche qualità di vita

Alessandro Armuzzi, responsabile dell’Unità di Malattie infiammatorie croniche intestinali dell’Istituto clinico Humanitas di Rozzano, ha sottolineato la necessità di puntare a una remissione profonda e istologica, non limitandosi a ridurre diarrea, urgenza e sanguinamento. I dati dello studio Quasar, secondo il gastroenterologo, indicano miglioramenti clinici, recupero dell’integrità della mucosa, normalizzazione endoscopica e remissione istologica.

Raggiungere questi traguardi può contribuire a limitare le ricadute, i ricoveri, gli interventi chirurgici e le complicanze nel lungo periodo. Salvo Leone, direttore generale di Amici Ets, ha invece richiamato l’impatto sociale delle malattie: l’innovazione, ha osservato, deve aiutare le persone a recuperare autonomia, relazioni e progetti, garantendo al tempo stesso un accesso equo alle cure e maggiore attenzione ai bisogni psicologici.

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