Colosseo, otto indagati e un dubbio: chi doveva garantire la sicurezza
L’inchiesta sulla morte di Andrea Moretti esamina il lavoro in solitaria, i dispositivi anticaduta e la formazione richiesta per intervenire sulla parete del monumento.
La morte di Andrea Moretti, precipitato durante un intervento notturno per l’illuminazione del Colosseo, porta al centro dell’indagine una domanda sulle modalità operative adottate quella sera: il giovane stava lavorando in quota senza un collega al suo fianco. Nel fascicolo della Procura figurano otto persone, mentre gli investigatori stanno ricostruendo la catena delle responsabilità legate al cantiere e alle protezioni predisposte.
Il cognato sarà nuovamente ascoltato
Tra gli iscritti nel registro degli indagati c’è anche il cognato della vittima, che lavorava nello stesso cantiere. L’uomo ha già raccontato agli inquirenti di non aver assistito direttamente alla caduta: si trovava con un altro operaio in un’area diversa del monumento, impegnato a bordo di un carrello elevatore.
A richiamare la loro attenzione sarebbe stato il rumore dell’impatto. I due si sarebbero quindi diretti verso il punto dell’incidente, dove hanno capito subito la gravità di quanto accaduto. La sua versione dovrà essere verificata insieme ai filmati delle telecamere e agli accertamenti tecnici svolti sulla zona della caduta. Il cognato e l’altro lavoratore presenti quella notte risultavano inoltre indicati come preposti alla sicurezza, un aspetto che potrebbe spiegare il loro coinvolgimento nell’inchiesta.
Corde e ancoraggi sotto esame
Moretti si trovava da solo mentre operava sulla parete del Colosseo. Gli accertamenti dovranno chiarire chi fosse incaricato di seguirne l’attività, quali istruzioni fossero state impartite e se fosse stato predisposto un supporto a terra in grado di intervenire in caso di emergenza.
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Il giovane indossava un’imbracatura e si spostava utilizzando un sistema di funi. I tecnici stanno controllando ogni componente del sistema anticaduta, compresi gli ancoraggi fissati alla struttura. Una porzione della corda sarebbe stata trovata bloccata nel monumento, mentre il punto di sicurezza sulla parete non presenterebbe segni evidenti di cedimento. Restano quindi aperte diverse possibilità: un guasto dell’attrezzatura, un’anomalia nell’ancoraggio, un impiego non corretto dei dispositivi o una dinamica ancora da ricostruire.
Formazione e ruoli da verificare
L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Antonino Di Maio e dalla pm Eleonora Fini, procede con l’ipotesi di omicidio colposo collegato alla tutela della sicurezza sul lavoro. L’iscrizione degli otto indagati permette di svolgere gli accertamenti con le garanzie previste per la difesa e di esaminare le diverse posizioni coinvolte nella gestione dell’intervento.
Un ulteriore fronte riguarda l’inquadramento professionale di Moretti. Il 22enne risultava dipendente della società Quintilio Moretti, impegnata in subappalto per il nuovo impianto di illuminazione, ma nei documenti esaminati sarebbe indicato come «manovale semplice». La Procura vuole capire se avesse invece seguito i percorsi formativi e ottenuto le abilitazioni necessarie per i lavori su fune e per le operazioni in quota, attività che richiedono competenze specifiche. Tra le verifiche rientra anche l’eventuale presenza di una seconda linea di sicurezza e di un addetto pronto a intervenire dal suolo.
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