Cinquemila euro per pomodori e cipolle: il caso delle “segge” di Mola
A Mola di Bari le bancarelle improvvisate davanti alle case finiscono al centro di un confronto tra regole commerciali, concorrenza e tutela di un’usanza antica.
A Mola di Bari una consuetudine legata alla vendita dei prodotti dell’orto rischia di trasformarsi in un problema amministrativo. Cinque persone sono state sanzionate, con importi arrivati fino a 5mila euro, per aver esposto frutta e verdura sulle tradizionali sedie davanti alle abitazioni.
Le multe scuotono una consuetudine antica
Le “segge” compaiono soprattutto nelle prime ore del giorno lungo le strade del paese. Su quelle sedie, utilizzate come piccoli banchi di vendita, vengono messi a disposizione i prodotti coltivati direttamente nei terreni di famiglia: tra gli esempi citati figurano angurie, cipolle, caroselli e pomodori.
Per chi le allestisce, si tratta di un’attività dal guadagno modesto e quotidiano. Le verifiche, tuttavia, hanno portato a colpire cinque venditori con sanzioni economiche molto pesanti rispetto al valore della merce esposta, facendo emergere il contrasto tra i controlli e una pratica radicata da generazioni.
Il nodo della concorrenza commerciale
Nel gruppo sanzionato non tutti avrebbero operato nello stesso modo. Secondo quanto ricostruito, qualcuno avrebbe messo in vendita anche prodotti non disponibili in quel periodo dell’anno, acquistati ai mercati generali: una condotta considerata irregolare e potenzialmente penalizzante per i fruttivendoli del paese.
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La situazione coinvolgerebbe però anche persone che proponevano soltanto ciò che avevano raccolto nel proprio orto. È proprio questa differenza a rendere più complesso il caso, perché l’applicazione indistinta delle multe rischierebbe di mettere sullo stesso piano attività molto diverse.
Il sindaco chiede una soluzione
Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco, intenzionato a difendere la tradizione delle “segge”. La posizione dell’amministrazione è che la normativa generale sul commercio non possa essere applicata automaticamente a chi coltiva e vende i propri prodotti.
A sostegno di questa tesi viene richiamata anche una legge regionale che tutela i coltivatori diretti impegnati nella vendita della loro produzione. Per il Comune, oltre all’aspetto giuridico, pesa il valore storico dell’usanza: da qui la richiesta di rivedere le sanzioni e di evitare che la tradizione venga cancellata dai controlli.