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Cronaca 2 min di lettura2 ore fa

Chivasso, l’agguato si allarga: spunta una pistola carica e scattano due arresti

Le indagini sull’episodio del 30 giugno portano a due misure cautelari per tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso.

Propositi di ritorsione emersi durante il monitoraggio degli indagati hanno spinto gli investigatori ad accelerare l’intervento. La vicenda riguarda l’agguato contro Francesco Ilacqua, ferito a colpi d’arma da fuoco nel centro di Chivasso, nel Torinese.

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Una nuova arma trovata durante l’operazione

Nel corso dell’esecuzione dei provvedimenti, gli agenti hanno perquisito anche l’abitazione della persona destinata ai domiciliari. Qui è stata rinvenuta una pistola calibro 6,35, con il caricatore inserito e pronta all’uso.

Per questo ritrovamento è scattato un ulteriore arresto in flagranza, contestato per la detenzione abusiva dell’arma da fuoco. L’uomo, già coinvolto nell’indagine sull’agguato, dovrà quindi rispondere anche di questa nuova contestazione.


Ferite gravi nel centro di Chivasso

Ilacqua era stato colpito il 30 giugno da diversi proiettili mentre si trovava in una zona centrale della città. I colpi lo avevano raggiunto alla coscia sinistra e all’avambraccio sinistro, provocandogli lesioni gravi.

Secondo la ricostruzione investigativa, l’episodio sarebbe maturato all’interno di tensioni familiari inserite in un ambiente criminale riconducibile alla ’ndrangheta. Gli inquirenti ipotizzano che l’azione sia stata preparata in anticipo e realizzata da più persone.


Le accuse e le misure disposte

I due destinatari dei provvedimenti sono accusati, in concorso, di tentato omicidio premeditato e di porto abusivo di arma in un luogo pubblico. Per entrambe le ipotesi viene contestata anche l’aggravante del metodo mafioso.

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Il giudice per le indagini preliminari ha disposto il carcere per uno degli indagati. Per l’altro è stata invece stabilita la permanenza domiciliare, accompagnata dal controllo tramite braccialetto elettronico.

Le misure sono diventate esecutive il 10 ottobre per iniziativa della Squadra mobile di Torino, sulla base di un’ordinanza emessa dal gip dopo la richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Il procedimento è coordinato dal procuratore Giovanni Bombardieri.


Un’indagine passata tra due procure

Gli accertamenti erano partiti dai carabinieri di Chivasso sotto la direzione della Procura di Ivrea, guidata da Gabriella Viglione. In una fase successiva, il lavoro è stato assunto dalla Squadra mobile e seguito insieme alla Dda di Torino.

L’attività investigativa ha inoltre portato alla luce intenzioni di ritorsione collegate ad altre questioni personali. Questo elemento, valutato dagli inquirenti durante il controllo sui due sospettati, ha contribuito a rendere più rapida l’applicazione delle misure cautelari.

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