Chat mute e accuse al leader: cosa resta del Movimento 17 ottobre
Dopo il fermo di Youssef Siher, le conversazioni online hanno perso slancio tra appelli senza seguito, rabbia e interrogativi sul ruolo del trentaquattrenne.
Il segnale più evidente del ridimensionamento del Movimento 17 ottobre arriva dalle sue stesse chat: dopo il 23 ottobre, le discussioni si sono rarefatte e molte domande sono rimaste senza risposta. Il fermo di Youssef Siher, avvenuto poco prima di una nuova mobilitazione nazionale, ha contribuito a lasciare senza riferimenti una rete che puntava a riportare migliaia di persone nelle piazze italiane.
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Le chat cercano una nuova direzione
Tra i messaggi circolati online compariva soprattutto una richiesta pratica: «Dove andiamo oggi a protestare?». Gli utenti aspettavano indicazioni sui luoghi e sulle modalità delle iniziative, ma dalla rete organizzativa non è arrivata una linea chiara.
Qualcuno ha proposto di procedere individualmente, senza un coordinamento preciso, invitando però a muoversi contemporaneamente. L’idea dei cosiddetti “lupi solitari” non ha prodotto effetti visibili. Nel frattempo, la notizia del fermo ha alimentato tensione e sospetti, mentre un utente ha rilanciato l’appuntamento del 30 ottobre a Roma, in occasione dello sciopero generale promosso dall’Usb.
Siher divide il movimento
L’operazione delle forze dell’ordine ha sottratto a Siher lo smartphone circa due ore prima del ritorno in strada dei manifestanti. Secondo la ricostruzione riportata nel testo, il provvedimento avrebbe inciso sulla capacità di coordinare la protesta. Restano invece da chiarire il livello di autonomia del ricercatore e giornalista freelance e l’eventuale presenza di altre persone coinvolte.
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Siher, trentenne, era stato fermato con l’accusa di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità terroristica e dall’uso dello strumento informatico. La sua posizione ha provocato reazioni opposte nella rete: alcuni lo hanno indicato come «un infiltrato e destabilizzatore del mondo islamico che ha studiato a spese nostre e vive a spese nostre», mentre altri lo hanno difeso definendolo «un capro espiatorio dato in pasto ai media».
Il cambio di programma annunciato per il venerdì precedente potrebbe inoltre indicare che Siher avesse percepito di essere sotto osservazione. L’assenza di una guida riconoscibile, unita al silenzio delle conversazioni online, ha così lasciato il movimento sospeso tra la promessa di nuove proteste e il dubbio sul ruolo effettivo del suo principale riferimento.
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