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Cronaca 2 min di lettura6 giorni fa

Cannabis terapeutica e patente: il giudice assolve il 55enne ma avverte

Il caso del Mugello si chiude con una decisione favorevole all’imputato, ma il tribunale chiarisce che la terapia non mette al riparo da nuove contestazioni alla guida.

Il punto più delicato della vicenda non riguarda l’esito del processo, ma il messaggio lasciato dal giudice: la cura non basta a mettere al riparo chi si mette al volante dopo aver assunto cannabis. Per il 55enne della provincia di Firenze, questa volta, è arrivata la chiusura del procedimento; in futuro, però, lo scenario potrebbe cambiare.


Il limite fissato dal tribunale

Nelle motivazioni, il gip Fabio Gugliotta ha infatti escluso che l’assunzione per scopi sanitari equivalga a un permesso generale di guida. Il provvedimento chiarisce che l’uso terapeutico di sostanze stupefacenti non cancella gli obblighi imposti dalla legge stradale.

Il giudice ha anche precisato che la scelta di seguire una terapia non costituisce una giustificazione automatica. Se dovesse ripresentarsi una situazione simile, l’uomo potrebbe tornare a essere punito secondo le norme previste dal Codice della strada.


La notte del controllo in Mugello

Tutto è partito la mattina del 25 luglio 2025, quando una pattuglia dei carabinieri ha fermato l’automobilista in Mugello. Durante le verifiche, i militari hanno notato che era in forte stato di agitazione: le mani gli tremavano e parlava con voce esitante.

Dall’auto arrivava inoltre un forte sentore riconducibile alla cannabis. La perquisizione del veicolo, e poi di uno zaino, ha portato al ritrovamento di due bustine con marijuana.

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La difesa e la patologia

Dopo il decreto penale di condanna emesso dalla Procura, l’uomo — assistito dall’avvocato Francesco Ceccherini — ha presentato opposizione e ha depositato la documentazione clinica. Dagli atti è emerso che soffre della sindrome di Tourette, una condizione neurologica che può causare tic involontari, sia motori sia vocali.

Secondo quanto riferito dalla difesa, il piano terapeutico prevede farmaci a base di cannabis assunti attraverso decotti e inalazioni. Lo stesso imputato ha spiegato di aver consumato la sostanza la sera precedente al controllo, a casa di un’amica, circostanza che per i suoi legali avrebbe spiegato il test antidroga positivo.


L’assoluzione in rito abbreviato

Nel giudizio celebrato con rito abbreviato, la Procura aveva chiesto la condanna. Il gip ha invece scelto una strada diversa e ha chiuso il procedimento con una decisione favorevole all’imputato, riconoscendo la particolare tenuità del fatto.

La sentenza, però, non apre alcuno spiraglio per eventuali comportamenti futuri. Il tribunale ha ribadito che la possibilità di assumere cannabis per terapia non equivale a una deroga alla disciplina sulla circolazione stradale e che un nuovo episodio potrebbe riportare il 55enne davanti alle sanzioni previste dalla legge.

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