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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Cagliari, oltre 600 studenti in corteo: il messaggio rosso al Governo

Seconda giornata di protesta nel capoluogo sardo tra fumogeni, striscioni e richieste di maggiori risorse per scuola, università e ricerca.

Mani rosse dipinte sui volti di alcuni esponenti politici, immagini lasciate sull’asfalto e fumogeni dello stesso colore hanno segnato la seconda giornata di mobilitazione studentesca a Cagliari. Il gesto, hanno spiegato i manifestanti, voleva richiamare il sangue e accompagnare la richiesta di spostare le risorse dai conflitti all’istruzione.

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La protesta attraversa il centro

Più di 600 ragazzi si sono ritrovati in piazza Garibaldi, in linea con la partecipazione del giorno precedente ma al di sotto delle attese indicate dagli organizzatori. Da lì è partito il corteo verso il palazzo del Consiglio regionale, in via Roma, con la presenza anche di universitari dell’ateneo cagliaritano.

La manifestazione è stata accompagnata da fischietti, trombette, musica e cartelli. Tra i partecipanti c’era anche un giovane vestito da squalo, mentre in testa al corteo compariva lo striscione «Soldi alla scuola non alla guerra», affiancato dalla bandiera dei Quattro Mori e dal Tricolore.

Rispetto alla precedente iniziativa sono comparsi anche vessilli di gruppi indipendentisti e pacifisti, oltre a quelli delle associazioni universitarie. Durante il percorso sono stati accesi alcuni fumogeni rossi, mentre sull’asfalto sono state collocate fotografie con i volti di Schlein, Valditara, Nordio, Meloni e Tajani, insieme al simbolo di Leonardo e alle impronte di mani rosse.


Università e caro affitti al centro

Alla mobilitazione hanno preso parte anche gli studenti che il giorno prima avevano piantato le tende davanti al Magistero. Con quella protesta chiedono risposte sul costo della vita e sugli affitti, temi affiancati alle condizioni degli edifici universitari e alla disponibilità di servizi realmente accessibili.

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Francesco Ledda, studente di Storia all’Università di Cagliari, ha riassunto così le ragioni della presenza in piazza: «Siamo in piazza per le condizioni strutturali in cui versa la nostra università, ma anche per il sottofinanziamento della ricerca, dei dottorati e dei docenti».

Nel corso del suo intervento, Ledda ha aggiunto che le istituzioni dovrebbero sostenere le rivendicazioni della Sardegna. Secondo lo studente, scuola e università dovrebbero aiutare i giovani a conoscere la propria identità e le potenzialità dell’isola, mentre oggi il rischio è quello di perdere sia il legame con il passato sia le prospettive per il futuro.


Le richieste rivolte al Governo

La mobilitazione cagliaritana si inserisce nella serie di iniziative organizzate in altre città italiane ed europee. Il punto centrale delle rivendicazioni è l’idea che il finanziamento pubblico debba privilegiare scuola e università invece delle spese legate ai conflitti.

Gli studenti chiedono edifici sicuri e accoglienti al posto delle strutture degradate, ma anche un sistema educativo funzionante e aperto a tutti. Tra le priorità indicate figurano inoltre maggiori risorse per la ricerca, i dottorati e il personale docente.

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