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Cronaca 1 min di lettura1 ora fa

Biglietti vincenti pilotati? A Roma scatta un sequestro da 25 milioni

Cinque ex dipendenti sono accusati di aver individuato i tagliandi milionari e di averli fatti comprare a persone vicine: ora il caso è davanti alla Corte dei conti del Lazio.

Un patrimonio superiore ai 25 milioni di euro è stato sottoposto a sequestro conservativo nell’ambito dell’inchiesta che coinvolge cinque ex dipendenti di una società concessionaria statale del Gratta e Vinci. L’ipotesi contestata è che abbiano sfruttato le proprie credenziali per conoscere in anticipo dove si trovavano alcuni biglietti dal valore eccezionale.

La società concessionaria non risulta coinvolta nei fatti. Gli ex dipendenti dovranno invece rispondere davanti alla Corte dei conti del Lazio per il presunto danno arrecato alle casse pubbliche.

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Quattro tagliandi finiti sotto esame

La ricostruzione della Guardia di finanza di Roma parte da un presunto uso illecito dell’accesso ai sistemi interni. Gli indagati avrebbero individuato sia i biglietti vincenti sia le ricevitorie alle quali erano stati assegnati, ottenendo così informazioni prima della loro vendita.

A quel punto, secondo l’accusa, sarebbero entrati in gioco parenti, amici e conoscenti, incaricati di acquistare i tagliandi selezionati. Nel fascicolo compaiono quattro vincite di importo particolarmente elevato: due biglietti da 7 milioni di euro e altri due da 5 milioni di euro.

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Il patrimonio congelato dalla Finanza

L’operazione ha portato al blocco cautelare di beni per una cifra superiore a 25 milioni di euro. Il valore della misura corrisponderebbe al danno erariale contestato all’Agenzia delle dogane e dei monopoli, in attesa degli sviluppi del procedimento contabile.

Tra i beni interessati figurano 25 immobili, compresi appartamenti, villini, garage e cantine situati in varie province italiane. Il provvedimento comprende inoltre cinque veicoli e somme presenti su disponibilità finanziarie, con l’obiettivo di assicurare un eventuale recupero delle somme richieste dall’accusa.

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