Arezzo, fuga sull’A1 dopo il raid alla ditta orafa: nessun gioiello rubato
Un gruppo armato ha devastato accessi e viabilità intorno allo stabilimento Fratelli Chini, ma l’allarme ha fatto fallire l’irruzione e potrebbe esserci già un fermo.
Il bottino non sarebbe stato portato via, ma l’assalto ha lasciato dietro di sé danni ingenti e una scena da operazione organizzata. Nella notte, a Ponticino, nell’Aretino, un gruppo di uomini mascherati ha preso di mira la Fratelli Chini srl, azienda attiva nella produzione di gioielli e nella lavorazione di metalli preziosi.
L’allarme dello stabilimento ha però accelerato l’arrivo degli istituti di vigilanza e dei carabinieri, costringendo i malviventi ad abbandonare il piano. Intanto, lungo l’A1, la Polizia stradale avrebbe fermato una o più persone ritenute riconducibili alla banda: gli accertamenti sono ancora in corso.
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La fuga bloccata sull’autostrada
Le prime informazioni indicano che i responsabili si sarebbero allontanati senza riuscire a sottrarre i preziosi custoditi nell’azienda. L’eventuale collegamento tra i sospetti fermati e l’incursione dovrà essere chiarito dagli investigatori attraverso rilievi, testimonianze e altri elementi raccolti durante la notte.
L’intervento delle forze dell’ordine è scattato dopo l’attivazione del sistema di sicurezza. Le verifiche proseguono sia all’interno della ditta sia lungo le vie utilizzate per la fuga, mentre l’area resta al centro degli accertamenti.
Barricate e danni attorno alla fabbrica
Per rallentare i soccorsi, il commando avrebbe disseminato ostacoli a distanza dallo stabilimento. Alcuni veicoli rubati sarebbero stati impiegati per chiudere le strade e uno sarebbe stato incendiato; inoltre, degli alberi sono stati abbattuti per rendere più difficile il passaggio delle pattuglie.
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I banditi hanno anche danneggiato la recinzione e un ingresso della Fratelli Chini. Le conseguenze economiche riguardano quindi non soltanto la società, ma anche strutture pubbliche e beni di terzi colpiti durante la preparazione e la fuga.
Un distretto già nel mirino
I blocchi sarebbero comparsi nella zona di Ponte alla Volpe e sotto il ponte di Rimaggio, punti individuati per ostacolare l’arrivo dei soccorsi. Il numero dei partecipanti e il livello di preparazione mostrato fanno ritenere che all’azione abbiano preso parte diverse persone, tutte con il volto coperto.
L’episodio si inserisce in una fase di particolare allerta per il distretto orafo aretino, da tempo esposto alle incursioni di gruppi specializzati. Gli investigatori stanno ora ricostruendo la sequenza dell’assalto e verificando se i possibili fermi sull’autostrada possano condurre all’identificazione dell’intera banda.
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