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Cronaca 2 min di lettura25 set

Anche in una scuola»: la minaccia nella chat dei suprematisti

Operazione del Ros e della Digos contro una rete online: diciassette persone perquisite, tra cui quattordici minorenni, con manuali per ordigni e contenuti razzisti

La proposta di colpire una scuola è comparsa nelle conversazioni di una rete suprematista attiva online. È uno degli elementi emersi nell’inchiesta che ha portato alle perquisizioni eseguite in varie città italiane nei confronti di 17 persone, compresi 14 minorenni.


La scuola tra gli obiettivi evocati

Secondo quanto riportato nel decreto che autorizza le perquisizioni, alcuni partecipanti non ancora identificati avrebbero discusso di possibili attacchi contro una moschea, una sinagoga e «anche in una scuola». Le ipotesi investigative riguardano propaganda e istigazione a delinquere legate alla discriminazione razziale e religiosa, con l’aggravante del terrorismo.

Le indagini hanno coinvolto carabinieri del Ros e agenti della Digos. Gli accertamenti sono partiti dai gruppi Telegram utilizzati per diffondere materiale ideologico, istruzioni operative e messaggi contro ebrei, omosessuali e persone di colore.


Gerarchie e manuali nei gruppi

Tra gli spazi virtuali monitorati figurano la “Chat del Nuovo Ordine Europeo”, il “Fronte Fascista Italiano” e canali riconducibili a “The Base”. In uno di questi ambienti, un amministratore avrebbe cercato nuovi iscritti attraverso una procedura di ammissione, mentre agli utenti venivano assegnati ruoli e livelli interni, dal segretario alla “camicia nera”.

Nelle abitazioni controllate sarebbero state trovate bandiere con simboli nazisti e coltelli. Nei canali circolavano inoltre documenti sull’autonomia operativa, indicazioni per azioni mirate e materiale relativo alla fabbricazione di ordigni. Un messaggio rilanciato nelle chat recitava: «Spero in un reset di massa».

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Diciassette indagati in 14 città

L’età delle persone coinvolte parte dai 16 anni e comprende anche alcuni maggiorenni. Le perquisizioni hanno interessato Como, Catanzaro, Bologna, Roma, Milano, Reggio Emilia, Benevento, Genova, Udine, Palermo, Trento, Verona, Napoli e Brescia.

Il quadro raccolto dagli investigatori comprende anche contenuti di esaltazione di Adolf Hitler, Brenton Tarrant e Anders Breivik, oltre a riferimenti al Ku Klux Klan, all’esoterismo nazista e al negazionismo della Shoah. Nei videogiochi online, secondo gli elementi dell’indagine, venivano simulate aggressioni contro appartenenti a minoranze etniche; erano inoltre condivisi filmati di pestaggi ai danni di persone senza fissa dimora.

In un’altra operazione, condotta nei giorni precedenti in Emilia-Romagna, quattro giovani erano stati collegati alla preparazione e alla prova di bottiglie molotov in un capannone abbandonato a Pesaro. Gli investigatori valutavano allora l’ipotesi che il gesto servisse a ottenere credibilità nell’area antagonista oppure a preparare azioni dimostrative.

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